ROMA, 16 APRILE – Di certo c’è solo che il 18 giugno prossimo scadrà il termine di pagamento per l’IMU. La decisione finale sulla eventuale rateizzazione dovrà arrivare entro il 1 maggio, dopo che la proposta di legge, discussa in questa settimana alla Camera, riceverà il via libera dal Senato.

Secondo la bozza definita venerdì, l’imposta sulla prima casa dovrà essere versata in tre rate: giugno, settembre e dicembre, per gli altri immobili resta la situazione attuale della doppia rata. La necessità di spalmare il pagamento in più tranche sorge dalla volontà di ridurre l’impatto nell’economia di molte famiglie, già compromessa dai rincari “pazzi” che si sono verificati negli ultimi mesi.

Se dovesse diventare legge questo modello di pagamento, molti comuni italiani troverebbero difficoltà, seppur provvisorie, di bilancio. A dare l’allarme è stato, nei giorni scorsi, il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, che aveva definito “devastante” la rateizzazione. Stime provvisorie parlano di un’entrata totale di 21miliadi di euro di cui 12,5miliardi destinati ai comuni: 4miliardi per la prima casa e 8,5 per gli altri immobili. Sono cifre importanti, ma il deficit nel bilancio dei comuni con la rateizzazione potrebbe toccare quota 2 miliardi di euro e per molti comuni che hanno i conti in rosso la situazione diventerebbe molto seria.

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Diverse le reazioni dal mondo politico. Alfano, PDL, ha detto: «Credo che il Governo, come sta dimostrando, accetterà la proposta di rateizzazione dell’Imu. Un’ unica rata sarebbe improponibile per le famiglie che vivono in una situazione di grande difficoltà». La risposta di Bersani non si è fatta attendere ed il segretario PD ha sottolineato che «Con l’Imu in tre rate i Comuni, che già non sanno che pesci prendere, non pagano gli stipendi». Non si devono «strozzare i comuni», continua Bersani, « noi facevamo un’altra proposta: un’Imu più leggera e un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari».

Il Calcolo

I difficilissimi conti saranno affidati al contribuente che dovrà calcolare anche le variazioni percentuali decise dal proprio comune sulle varie tipologie di immobile. L’acconto di giugno, per il  momento, riguarda soltanto le aliquote base nazionali: 0,4% sulla prima casa, 0,2% sui fabbricati rurali e strumentali e 0,76% per gli altri. Sono rimaste invariate le detrazioni di 200euro con maggiorazione per i figli a carico della prima casa disposte nella precedente bozza.

Luca Bresciani