BARI, 14 APRILE – Il presidente della regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, risulta indagato per due inchieste relative alla gestione della sanità pugliese. Negli avvisi di garanzia, giunti a distanza di poche ore, i pm accuserebbero Vendola di aver fatto pressioni per la nomina di un primario del San Paolo di Bari e di aver favorito una transazione mai conclusa di 45 milioni tra Regione Puglia e l’ospedale «Miulli» di Acquaviva delle Fonti. I reati contestati sono concorso in abuso di ufficio e peculato.

Il CASO DEL SAN PAOLO DI BARI – A tirare in ballo Vendola per questa inchiesta è «Lady Asl» Lea Cosentino, l’ex direttore generale dell’Azienda sanitaria di Bari, coinvolta nello scandalo che ha travolto l’imprenditore Giampaolo Tarantini e i vertici della sanità pugliese. Secondo la Cosentino, che si è rivolta alla magistratura nel dicembre scorso, Vendola nel 2008 avrebbe fatto pressioni affinchè il dottor Paolo Sardelli fosse nominato primario per l’unità operativa di chirurgia toracica, nonostante i termini del concorso fossero già scaduti. Come si legge nel j’accuse affidato agli inquirenti, «Io, a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una forzatura ma Vendola mi disse di farlo perché mi avrebbe tutelata. Vinse il dottor Sardelli poiché in effetti era il più titolato. Sardelli poi mi impose attraverso Vendola di fare una ristrutturazione del reparto e di dotare il reparto delle attrezzature idonee per la funzionalità dello stesso».

«SONO SERENO» – Vendola, che oggi ha convocato d’urgenza una conferenza stampa, si è detto «assolutamente sereno, come sempre in passato», e ha spiegato di essersi interessato al concorso in questione «nella misura di chiedere che fosse un concorso vero, che avesse una platea credibile di partecipanti e che potesse vincere il migliore». Il governatore della Puglia, dopo aver respinto le accuse, è passato quindi al contrattacco: «Mi accusa la dottoressa Cosentino, mi accusa sulla base di sue dichiarazioni rese tre mesi fa, non suffragate da nessun altra prova, nessun altra documentazione, mi accusa una persona che è animata da forte risentimento nei miei confronti, avendola io licenziata al momento del suo coinvolgimento nelle inchieste sulla malasanità. La dottoressa Cosentino è comprensibilmente animata da rancore nei miei confronti, tanto animata da rancore che ha fatto causa recentemente alla Regione chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro».

NUOVA INDAGINE – In serata è poi giunta la seconda tegola giudiziaria: al governatore della Puglia è stato infatti notificato di essere sotto inchiesta anche per una ingente transazione tra Regione e l’ospedale «Miulli», transazione che sarebbe stata approvata dall’Avvocatura regionale nonostante il parere contrario dell’Ares (l’Azienda Sanitaria Regionale) e del dirigente dell’assessorato. Il «Miulli» aveva presentato ricorso al Tar per chiedere il ripiano dei 45 milioni di disavanzo maturati dal 2002 al 2007, sostenendo di essersi indebitato per costruire la nuova sede con fondi propri (78 milioni di euro). Secondo l’ospedale dunque le spese di costruzione sarebbero state maggiori rispetto ai rimborsi della Regione.

LA NOTA – In riferimento a questa vicenda, Nichi Vendola ha affidato le sue prime reazioni ad una nota: «Qualche ora fa ho ricevuto la notifica di una richiesta di proroga di indagini da parte del Gip di Bari. Si tratta di un procedimento penale del quale non avevo mai avuto alcuna notizia. Dal tenore dell’atto non sono in grado di capire ciò che mi sarebbe addebitato, ma, considerati i nomi coinvolti, deduco che si tratti di questioni relative all’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. E ha aggiunto: «Sono rammaricato di aver ricevuto solo oggi questa notizia, perché se la stessa mi fosse stata comunicata appena 24 ore prima, come è nel mio costume, avrei potuto informare la stampa e l’opinione pubblica in una unica soluzione».

Francesco Ciabattoni