ROMA, 14 APRILE – Dal Consiglio dei Ministri via libera al rincaro della benzina per fronteggiare gli stati di calamità. Previsto un tetto massimo di 5cent a litro la cui applicazione è stata affidata alle regioni. Immediate le reazioni delle associazioni dei consumatori: «Un simile provvedimento sarebbe semplicemente folle».

La nota di palazzo Chigi parla di una riforma che «riorganizza la struttura operativa e accelera i tempi d’azione del Servizio nazionale per la protezione civile. L’obiettivo è di rafforzare l’efficacia nel monitoraggio, nel controllo e nella gestione delle emergenze». Le novità, infatti, non si fermano agli aumenti. Sarà il Presidente del Consiglio d’ora in avanti che potrà coordinare e promuovere le azioni territoriali in proprio o delegarle al solo Ministro dell’Interno.

Durante i periodi di emergenza, il capo del dipartimento della Protezione Civile potrà esercitare il proprio potere di ordinanza solo se delegato dal Presidente del Consiglio o dal Ministro dell’Interno. Il periodo di stato di emergenza stesso è stato rivisto, fino ad ora il massimo di giorni era fissato a 60, mentre nella riforma è stato aggiunto un periodo di 40 giorni di proroga deliberato dal Consiglio dei Ministri. Per la decisione finale è stato tutto rimandato alla Conferenza Unificata Stato-regioni del 19 aprile prossimo.

La polemica non ha tardato ad arrivare. Carlo Rienzi, Presidente del Codacons, ha commentato «Disporre per legge il rincaro dei listini alla pompa, quando i prezzi hanno raggiunto livelli record che sfiorano i 2 euro al litro, e dopo una successione incredibile di nuove accise, introdotte per finanziare qualsiasi cosa, avrebbe effetti disastrosi sui prezzi al dettaglio in tutti i settori, sui consumi delle famiglie e sulle tasche degli automobilisti, categoria sempre più spremuta come un limone».

Anche Adusbef e Federconsumatori puntano il dito contro la riforma: «Un ulteriore aumento di 5 centesimi aggraverebbe la situazione con una ricaduta di 60 euro, portando il complessivo a ben 576 euro annui solo per costi diretti. Ci mancava la Protezione Civile a far dichiarare l’emergenza nelle tasche degli italiani! Infatti, non si comprende perché debbano essere sempre “i soliti noti” a dover finanziare le riforme di organismi come la Protezione Civile».

Luca Bresciani