MILANO, 09 APRILE – Il terremoto che ha sconvolto la Lega non sembra avere fine. Adesso tocca a Renzo Bossi dimettersi. Il trota ha annunciato in mattinata di voler lasciare l’incarico di consigliere regionale della Lombardia. Impazzano sul Web commenti ironici: “meglio un giorno da leone che cento da trota” o “Renzo non puoi dimetterti adesso!!! Abbiamo investito 130mila euro per farti studiare”.

È il rumore scricchiolante di un partito che non fornisce più sicurezza neanche ai familiari, ai capi, ai simboli. Come la stessa Lega insegna: via i ladrun!E allora Il trota, al secolo Renzo Bossi, ha programmato addirittura una dimissione preventiva. «Non sono indagato», ha spiegato, «ma credo che sia giusto e opportuno per il mio movimento fare un passo indietro». Il Consiglio regionale della Lombardia sembra non essere proprio un raduno di missionari, dunque meglio uscire da questa pozzanghera, ha pensato.

In realtà non è stata la voglia, più che comprensibile, del trota di uscire da un sistema poco chiaro, ma la necessità di salvare il salvabile a far maturare la scelta. Soprattutto dopo la scoperta che la magistratura è in possesso di varie intercettazioni nelle quali il trota è un vero proprio “utilizzatore finale” dei fondi sottratti alle casse del partito. I rimborsi elettorali sarebbero serviti infatti a far “studiare” e a far divertire il piccolo Bossi. Il diploma, l’iscrizione ad una Università privata londinese, le macchine, le cene sembra tutto a spese del partito.

Domani in edicola, il settimanale Oggi pubblicherà l’intervista integrale all’autista del trota, Alessandro Marmello, nella quale trovano riscontro molte supposizioni. «Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità», si è sfogato Marmello, «Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare».

A gran voce sono state chieste anche le dimissioni di Rosy Mauro dalla vicepresidenza del Senato. È il più agguerrito dei triumviri, Calderoli, che non perde occasione di puntare il dito verso gli avversari e osserva: «Un passo alla volta, e comunque dipende dalla sua volontà», ha commentato, «Lasciamo a tutti il tempo per riflettere. Certo sarebbe un gesto positivo dimettersi da Vicepresidente del Senato. Cosa che invece Fini non ha ritenuto opportuno fare quando è stato coinvolto in altre inchieste».

A Pontida, sede storica dei raduni leghisti, qualche zuzzurellone ha modificato la scritta tombale: “padroni a casa nostra” con la nuova realtà: “Ladroni a casa nostra”, provocando le ire di Radio Padana Libera.

Luca Bresciani