ROMA, 07 APRILE – Il Consiglio dei Ministri, ieri, ha deliberato lo scioglimento di cinque consigli comunali per infiltrazione mafiose. Tre consigli sono stati sciolti in Campania nel cuore di Gomorra: Casal di Principe, Castel Volturno e Casapesenna su richiesta del Prefetto di Caserta, Carmela Pagano. Gli altri due in Calabria: Bagaladi (Reggio Calabria) e Mileto (Vibo Valentia).

Il caso più singolare riguarda Casal di Principe. Dal 1991, infatti, è la terza volta che il comune viene commissariato per infiltrazioni mafiose. Il primo scioglimento fu disposto a seguito della retata, che le forze dell’ordine portarono a termine il 13 dicembre del 1990, a casa dell’allora assessore comunale Gaetano Corvino. In quell’occasione furono arrestati esponenti di spicco dei Casalesi come Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti.

Nel 1996 l’altro caso, quando Giorgio Napolitano era Ministro dell’Interno, lo scioglimento fu ordinato dopo l’operazione “Spartacus” che portò all’arresto di ben 157 affiliati alla cosca mafiosa dei Casalesi. Il sindaco era Vincenzo Corvino arrestato nel novembre 2011 con l’accusa di aver fiancheggiato l’ex primula rossa Antonio Iovine.

Nell’operazione “il Principe e la ballerina” del dicembre scorso la Dda di Caserta aveva evidenziato numerose infiltrazioni mafiose che portarono all’arresto di 52 persone, facendo emergere nomi di rilievo nazionale come Nicola Cosentino. Fondamentali sono state le indagini sulla costruzione del centro commerciale “il principe” che vedono coinvolto anche l’ex sindaco del Pdl, Cipriano Cristiano.

Anche gli altri due comuni campani di Castel Volturno e Casapesenna non hanno avuto sorte migliore. A Castel Volturno dal novembre 2010 sono tre gli ex sindaci indagati per infiltrazioni della Camorra. A Casapesenna, l’ex primo cittadino Fortunato Zagaria era stato accusato di violenza aggravata con finalità mafiosa perpetrata ai danni del sindaco uscente.

Luca Bresciani