MILANO, 06 APRILE – Dalle 16:30 del 05 aprile 2012, Umberto Bossi non è più il segretario della Lega Nord. Dopo l’inchiesta sul tesoriere del Carroccio, Francesco Belviso, che ha colpito direttamente la famiglia Bossi, il Senatur lascia la guida del partito dopo più di venti anni di lotte e provocazioni. Un consiglio a tre teste, quello che reggerà il partito fino al congresso di giugno, formato da Calderoli, Dal Lago e Maroni.

«Mi dimetto per il bene del movimento e dei militanti. La priorità è il bene della Lega e continuare la battaglia», queste le parole con le quali Bossi ha motivato la sua scelta di lasciare la segreteria. I suoi seguaci più animosi accorsi in via Bellerio, per far desistere il loro leader dalla scelta non condivisa, non hanno ottenuto il risultato sperato. Sanno bene che il partito Lega Nord senza Bossi non esisterà più. Non esisteranno più le espressioni politicamente scorrette che tanto convincono chi nella politica cerca una valvola di sfogo e non delle risposte ai problemi.

Dopo un lungo confronto tra gli esponenti dello stato maggiore del Carroccio sulla “successione al trono”, la soluzione trovata sembra non accontentare nessuno. Sarà un triumvirato composto da Calderoli, Maroni e Dal Lago, infatti, a guidare la Lega fino al prossimo congresso generale previsto per giugno. La tesoreria dopo le dimissioni, stavolta richieste, di Belviso passa a Stefano Stefani, 74 anni, ex presidente della commissione Esteri alla Camera e sottosegretario all’Ambiente nel terzo governo Berlusconi.

Stamani, il Senatur, da ieri presidente della Lega, ha risposto alle domande dei giornalisti. «Tutta la manovra è chiara: è contro di me e contro la Lega», ha commentato Bossi, «Siamo la sola forza politica all’opposizione, sapevamo che il sistema ce l’avrebbe fatto pagare». Bossi si sente colpito, ma non sconfitto dalla vicenda e promette battaglie future: «Il fatto che io abbia dato le dimissioni non vuol dire che scompaia, se lo scordino», giura il Senatur. «Non mollo la battaglia per la libertà del Nord», prosegue Bossi, rassicurando i suoi fedelissimi, «Il peso di un uomo non dipende solo dalla carica, ma dal cervello, dalla testa e dal cuore».

Luca Bresciani