REGGIO CALABRIA, 04 APRILE – Lo chiamano “ammiraglio”, Romolo Girardelli, e sarebbe lui l’anello di congiunzione tra la ‘Ndrangheta e la Lega. Secondo la Procura di Reggio Calabria, Belsito e Girardelli erano in rapporti di affari da almeno dieci anni e in questo periodo ci sono stati molti gli investimenti oscuri.

La società a due teste, Effebiimmobiliare sas di Genova, fa capo proprio ai due accusati e da questa società che venivano procurate le commesse alla terza figura di riferimento dell’inchiesta: l’imprenditore Stefano Bonet, “lo shampato” come lo definiscono nelle intercettazioni. I Pm ritengono che «l’ufficio genovese della Polare Scart (azienda di San Donà di Piave che fa capo a Bonet), affidato a Girardelli, è stato aperto al fine di sfruttare l’operatività del gruppo riconducibile a Belsito per accaparrarsi commesse da parte delle più grandi realtà societarie genovesi, in particolare Fincantieri e Grandi Navi Veloci». A proposito di Fincantieri, nel Consiglio di amministrazione dell’importante gruppo industriale figura proprio Belsito.

A Cipro si trovava l’altro pezzo del mosaico, Paolo Scala, il quale riceveva ingenti somme di denaro di provenienza oscura. Scala, promotore finanziario di fiducia del gruppo Bonet, reinvestiva il denaro ricevuto in vari modi. Sempre Scala è anche l’intestatario del conto corrente nel quale sono confluiti i 6 milioni di euro della Lega che Belsito aveva investito in Tanzania e a Cipro.

La procura di Reggio Calabria indagando sul tesoro della cosca dei De Stefano, potente famiglia reggina, è riuscita a ricostruire un giro di denaro notevole. Girardelli era già finito, nel luglio scorso, sul registro degli indagati per presunte collusioni con esponenti di spicco della ‘ndrangheta al nord come Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale. Non solo, è stato anche accusato di aver messo a disposizione ingenti somme di denaro e le proprie competenze al latitante Salvatore Fazzalari. Più che di competenze adesso si può parlare di conoscenze e collaborazioni.

In questo nebuloso progetto criminale sarebbe emersa secondo il procuratore Giuseppe Lombardo «una improvvisa accelerazione allorché sono stati individuati anomali flussi finanziari relativi a commesse tra società private e pubbliche; costituzione di capitali all’estero finalizzati a pagamenti in nero; trasferimento di capitali all’estero (Tanzania e Cipro) per non meglio specificati investimenti».

I rapporti tra politici, uomini d’affari e ‘ndrangheta erano curati, secondo i magistrati, dall’avvocato, Bruno Mafrici, calabrese d’origine, ma operante a Milano. Il giro di denaro riguarda, oltre Fincantieri e Polare scart, anche Siram ed avrebbe permesso a Belsito di ricevere svariati “regali” come la Porsche e soldi dentro un cappello e dentro una cassetta per le bottiglie di vino.

Luca Bresciani