VENEZIA, 2 APRILE – Anno nero, anzi nerissimo per l’imprenditoria italiana. Secondo le stime della Cgia di Mestre, sarebbero 11.615 le aziende italiane che hanno dichiarato il fallimento nel 2011, 31 al giorno. Si tratta di un vero record negativo per le imprese del nostro paese, mai così male negli ultimi quattro anni di crisi economica.

GLI IMPRENDITORI – Le aziende maggiormente colpite dalla crisi sono quelle di piccole dimensioni, il motore occupazionale ed economico del Paese, e quelle agricole. A proposito di queste ultime, i dati della Coldiretti segnalano che le imprese agricole che hanno chiuso nel 2011 sono ben 50mila.

La chiusura di così tante aziende comporta gravissime conseguenze non soltanto sul piano economico, ma anche su quello psicologico. Per l’imprenditore non c’è solamente la rovina economica: il fallimento simboleggia la sconfitta sul piano personale e, in casi estremi , la disperazione ha spinto tanti imprenditori rovinati a gesti drammatici come il suicidio. Questa è l’opinione di Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, secondo il quale «la sequenza di suicidi e di tentativi di suicidio avvenuta tra i piccoli imprenditori in questi ultimi mesi sembra non sia destinata a fermarsi. Bisogna intervenire subito e dare una risposta emergenziale a questa situazione che rischia di esplodere». Nella difficile situazione imprenditoriale, il segretario Cgia auspica che «il Governo istituisca un fondo di solidarietà che corra in aiuto a chi si trova a corto di liquidità».

I DIPENDENTI – Bortolussi individua anche le cause di questa situazione senza precedenti, cioè «la stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna», e difende la reputazione degli imprenditori italiani, spesso accusati evasione fiscale: «Se confrontiamo il reddito di un dipendente metalmeccanico con quello del suo titolare artigiano, quest’ultimo dichiara oltre il 40% in più».

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Il dramma del fallimento di un azienda, comunque, non colpisce solamente i proprietari, ma anche e soprattutto i dipendenti, dal momento che sarebbero almeno 50mila quelli che hanno perso il posto di lavoro nell’anno passato.

Secondo i dati forniti dalla Cgia di Mestre, la Lombardia è la regione in cui si è verificato il maggior numero di fallimenti, ben 2.613, quasi un quarto del totale nazionale, mentre al secondo posto si colloca il Lazio, con 1.215 aziende fallite. Il terzo gradino è occupato dal Veneto (1.122) e il quarto dalla Campania (1.008).

LA GRADUATORIA

Lombardia 2.613
Lazio 1.215
Veneto 1.122
Campania 1.008
Emilia Romagna 899
Piemonte 857
Toscana 843
Sicilia 601
Puglia 529
Marche 398
Friuli Venezia Giulia 250
Calabria 249
Liguria 235
Sardegna 213
Umbria 185
Abruzzo 180
Trentino Alto Adige 122
Molise 49
Basilicata 38
Valle D’Aosta 9

Giovanni Gaeta
Redazione Centrale