ROMA, 02 APRILE – Dati alla mano, la Banca d’Italia conferma quello che ogni cittadino comune percepisce vivendo la propria quotidianità: la distribuzione della ricchezza ha ampliato la sua forbice. Secondo lo studio condotto da Giovanni D’Alessio, infatti, i dieci italiani più ricchi possiedono un patrimonio complessivo equivalente a quello di 3 milioni di “poveri”. Non solo, coloro che nel nostro paese riescono a sbarcare meglio il lunario sono gli anziani, mentre i giovani sono sempre più in difficoltà.

I dieci possessori hanno nomi noti, in ordine decrescente di patrimonio troviamo: Michele Ferrero, (14,2 miliardi), Leonardo Del Vecchio (8,6), Giorgio Armani (5,4), Miuccia Prada (5,1), Paolo e Gianfelice Rocca (4,5), Silvio Berlusconi (4,4), Patrizio Bertelli (2,7), Stefano Pessina (1,9), la famiglia Benetton (1,5) e Mario Moretti Polegato (1,3). La somma di questi patrimoni miliardari rappresenta, secondo lo studio, il 40% della ricchezza totale della nazione.

Non è certo una novità che la ricchezza accumulata sia ad appannaggio di pochi, essendo un concetto basilare del nostro sistema economico. Quello che dovrebbe preoccupare maggiormente la classe politica del nostro paese è che la classe di reddito non è allineata con la ricchezza. Ciò significa che il patrimonio non deriva da miglioramento della propria situazione economica, ma da capitale precedentemente accumulato. Un esempio su tutti l’eredità, che rappresenta dal 35 al 55% della ricchezza delle famiglie.

Ovviamente ha giocato a favore dei più ricchi tutto il decennio passato nel quale la pressione fiscale per le classi maggiormente possidenti è rimasto immutato. In alcuni casi, come ad esempio nei vari condoni, la pressione fiscale è diminuita ulteriormente.

I giovani, secondo Bankitalia, non riescono col proprio reddito ad accumulare ricchezza. Lo studio rivela, però, che il trend dei giovani italiani è comparabile con quello dei giovani degli altri paesi europei. Le situazioni più gravi si sono verificate analizzando la condizione economica degli operai. Dal 1987 al 2008 la ricchezza di una famiglia di giovani operai è scesa di quasi 20 punti percentuale, in riferito al livello medio del 1987, nel calcolo totale della ricchezza. L’inverso è successo per i pensionati che hanno guadagnato più di 30 punti. Occorre segnalare che D’Alessio spiega questo divario generazionale asserendo che le preferenze sui consumi dei soggetti hanno giocato un ruolo fondamentale assieme al numero di figli, ai problemi di salute, ai periodi di disoccupazione e alle eventuali eredità.

Per quanto riguarda le differenze territoriali, lo studio rivela che il Sud ha subito un impoverimento importante,-10,6%, rispetto alla fine degli anni ottanta.

Luca Bresciani