ROMA, 30 MARZO – Stavano rientrando da una tranquilla giornata di pesca i due ragazzi romani che hanno avvistato il corpo del bambino al molo del Circolo 3 Nodi di Fiumicino.

«Verso le 14.30 – spiega Giuseppe Rinaldi del circolo – due ragazzi romani, nipoti di un nostro cliente, che stavano rientrando in barca dopo una battuta di pesca, mentre attraccavano, hanno visto questo corpo incastrato nella testa del molo. Ben visibile, nel loro racconto, era in particolare il braccio. Subito hanno chiamato un nostro collaboratore del Circolo che a sua volta ha visto il corpo ed è tornato visibilmente scioccato: per poco non è svenuto. Subito abbiamo chiamato la polizia».

Le operazioni di recupero del corpo sono state condotte dal nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco. In seguito il corpo è stato trasferito all’istituto di medicina legale a disposizione dell’autorità giudiziaria. Verrà effettuato il test del Dna, per accertare l’identità del bambino.

«Il corpo recuperato è di un maschietto: la situazione del cadavere è abbastanza compromessa; ora gli accertamenti in laboratorio consentiranno sicuramente di risalire al suo Dna» Ha riferito a Fiumicino il tenente colonnello dei carabinieri, Mauro Conte, comandante della Radiomobile di Roma.

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Continua dicendo «non possiamo azzardare ipotesi che si tratti di lui: inevitabilmente tutto ci fa pensare a Claudio; ora dobbiamo attendere che gli esami di laboratorio ci diano con certezza una risposta. È stata la nostra prima premura quella di informare i familiari per evitare che potessero indirettamente sapere una notizia del genere». 

«Rivoglio mio figlio» Queste sono le laceranti parole ripetute dalla madre in seguito alla notizia del probabile ritrovamento. Davanti al comprensorio di Trastevere dove abita la famiglia del piccolo c’è un cartello con la sua foto e l’invito a partecipare sabato pomeriggio alle 17 nella chiesa di San Giuseppe a una messa per «l’angioletto di ponte Mazzini salito in cielo il 4 febbraio». Accanto alla foto del bimbo la frase «…e il Tevere, dolce, ti culla da vero Padre».

«Spero ancora che non sia lui – dice Rita Maccarelli, la nonna del piccolo Claudio – Nutro ancora la speranza che anche tra tre o quattro anni possa bussare alla porta di casa e rivederlo cresciuto. Intorno alle 15 sono stata contattata e mi è stato detto che potrebbe trattarsi di Claudio. I carabinieri mi hanno chiesto la marca del pigiama che indossava, sulla quale c’era anche l’immagine di un trenino e gli orsacchiotti. Proprio alcuni giorni fa l’ho sognato: era con mio fratello e si trovava sotto la neve con la testa abbassata. I fiocchi si scioglievano sul suo corpo, poi ha alzato lo sguardo e ha fatto un sospiro di sollievo come se si fosse liberato».

La donna ha anche ricordato gli attimi di terrore vissuti lo scorso 4 febbraio, quando il padre del bimbo glielo strappò dalle le mani. «Mia figlia si trovava ricoverata in ospedale proprio perché era stata picchiata da lui. Io ero con l’altra mia figlia che era incinta. Lui si agitava come un forsennato, non volevo far cadere Claudio nella neve e cercavo di riprenderlo delicatamente. Poi è stato portato via. Quell’uomo è sempre stato violento, ma mia figlia lo aveva amato. Adesso vogliamo giustizia».

Samantha Pontieri
Redazione Stage