COSENZA, 30 MARZO – Maxi operazione dei Carabinieri di Cosenza e del Ros che all’alba di stamani ha fatto scattare le manette per 63 persone. Nell’inchiesta “Tela di ragno” sono coinvolte, a vario titolo, 250 persone che avrebbero messo mano nell’assegnazione di appalti pubblici in Calabria, in Veneto, nel Lazio e in Lombardia. Le forze dell’ordine hanno sequestrato beni mobili e immobili per circa 15 milioni di euro. I Carabinieri impiegati nell’operazione sono stati oltre 500 con l’ausilio di cani ed elicotteri.

I capi di accusa per gli arrestati sono numerosi: omicidio, estorsione, usura, oltre ad associazione mafiosa. Tra i fermati, i Carabinieri avrebbero individuato vari mandanti e autori di molti degli omicidi compiuti durante la sanguinosa guerra di mafia, non solo del quinquennio 1999-2004, ma degli ultimi 30 anni. Sono sette le cosche che operavano sul versante tirrenico della provincia di Cosenza scomposte durante il blitz, tra loro figurano i nomi noti della criminalità calabrese: Lanzino-Locicero a Cosenza, Muto di Cetraro, Scofano-Mastallo-Ditto-La Rosa e Serpa di Paola, Calvano e Carbone di San Lucido e Gentile-Besalvo di Amantea.

Gli investigatori, coordinati dalla Dda di Catanzaro, avrebbero ricostruito le dinamiche di 12 omicidi e 3 tentati omicidi da ricondurre ai malviventi posti in stato di fermo cautelativo.

La “pax mafiosa”, mai effettivamente raggiunta, era la base sulla quale condurre gli affari illeciti infiltrandosi anche nelle gare per gli appalti pubblici. Le cosche avevano organizzato un progetto di gestione piramidale. La costa tirrenica del cosentino era divisa in zone ed ognuna di queste faceva capo ad una cosca. Esisteva tuttavia un capo unico con il compito di gestire i rapporti tra i vari reparti e governare sulla “bacinella” comune nella quale dovevano confluire i proventi delle attività mafiose.

Luca Bresciani