ROMA, 29 MARZO – Il Senato ha approvato il decreto legge sulle liberalizzazioni con 246 voti favorevoli, 33 contrari e 2 astenuti. L’iter parlamentare prevede che il testo torni alla Camera, dove dovrà diventare legge entro il 9 aprile prossimo.

Mentre in Senato era in corso la votazione sul decreto, alla Camera il Ministro Passera ne tesseva le lodi, facendo emergere la necessità di emettere ogni 2-3 mesi circa «un pacchettone che tocchi la vita delle famiglie ma soprattutto delle imprese, e in particolare delle Pmi». È necessario ha aggiunto il Ministro perché  «sappiamo quanto bisogno c’è di semplificazioni».

Altro tema caldo dell’intervento del Ministro in Commissione Bilancio è stata la recessione. «Siamo nel pieno di una seconda recessione e questo trend, se dobbiamo prendere per buone le previsioni, durerà tutto l’anno». La mancanza, quasi cronica, di crescita economica in Italia mette in allarme il Governo. «Siamo in una situazione di non crescita da molto tempo», ha aggiunto Passera e «Per uscire dalla recessione dobbiamo accelerare su tutte le riforme strutturali in programma e su tutte le leve della crescita».

Molto ottimista sui risultati ottenuti dal Governo, il Ministro dello Sviluppo Economico ha, però, denunciato un vero e proprio credit crunch, cioè una stretta del credito bancario molto rischiosa. «Dobbiamo agire subito», ha aggiunto Passera, «il tema del credito è diventato un super-tema perché si è concentrata una serie di cause gravi: mancanza di liquidità, aumento delle sofferenze, regole bancarie che hanno tolto altro capitale alle banche».

Passera ha parlato anche delle infrastrutture ed ha spiegato la linea del Governo. «l’idea è di poter vedere nel corso dei prossimi 12 mesi un ammontare di complessivi 40-50 miliardi di lavori indirizzati e il più possibile avviati».

Sulla finanza delle pubbliche amministrazioni il Ministro si è impegnato a pagare almeno la metà dei debiti accumulati nei confronti delle piccole e medie imprese. «Dobbiamo fare in modo che si recuperi l’accumulato di non pagamento. Non potrà essere fatto in un anno e non potrà mettere in difficoltà gli obiettivi di finanza pubblica, però 50-60 miliardi nei prossimi anni devono essere recuperati. Se già riuscissimo nei prossimi 12 mesi a rimettere in moto metà dello scaduto metteremmo in moto molto».

Luca Bresciani