Emilio Fede, il direttore del Tg4, smentisce le accuse riguardanti un suo tentativo fallito di depositare denaro di dubbia provenienza in SvizzeraROMA, 28 MARZO – Emilio Fede è di nuovo nei guai. Come se non bastassero le ben note inchieste pendenti sul suo capo per il caso Ruby e per il concorso in bancarotta di Lele Mora, il direttore del Tg4 si trova ora indagato dalla procura di Roma anche per riciclaggio.

Secondo una segnalazione (ancora “senza firma”) pervenuta inizialmente alla Guardia di Finanza di Como infatti, Fede nel dicembre scorso si sarebbe recato presso la filiale di un istituto di credito di Lugano per depositare 2 milioni e mezzo di euro in contanti su un conto svizzero. Il “tesoro” di Fede però, secondo alcuni quotidiani, non sarebbe stato accettato dalla banca per “carenza di idonea documentazione”; in altre parole, i funzionari non avrebbero ravvisato garanzie sufficienti sulla provenienza del denaro. Dopo le prime verifiche svolte dalle Fiamme Gialle di Como, il fascicolo è stato consegnato a Giancarlo Capaldo, della procura di Roma.

«UNA BALLA COLOSSALE» – Così il direttore del Tg4 liquida la questione, smentendo categoricamente il fatto e passando al contrattacco sulle pagine del Corriere della Sera. «Sono vittima di uno sporco complotto», dichiara Fede, che aggiunge: «Evidentemente c’è qualcuno a cui continuo a dare fastidio», intendendo anche in Mediaset, l’azienda per cui lavora ormai da decenni e con la quale avrebbe recentemente stabilito le condizioni di “fine rapporto”. Proprio queste condizioni sarebbero secondo il direttore all’origine del “complotto”: «Io ho detto: fatemi arrivare all’autunno, poi vi lascio il Tg4 e mi candido alla Camera con il Pdl, perché con Berlusconi sono già d’accordo.  Ci siamo accordati così – prosegue – : mi danno una buonuscita, non clamorosa ma equa per quello che ho fatto e dato in tutti questi anni. Poi avrò dei benefit. Poi un programma in prima o in seconda serata su Retequattro, l’incarico fantasma ma comunque prestigioso di direttore editoriale dell’informazione e, infine, un contratto di consulenza di tre anni più due.  Penso che questi miei accordi possano aver scatenato altre invidie nei miei confronti».

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Eppure nel fascicolo ci sarebbero già elementi che confermano le tesi della segnalazione, la quale è fin troppo ricca di particolari: Fede si sarebbe presentato in banca accompagnato da un’altra persona, e avrebbe raggiunto Lugano a bordo di un auto del parco macchine di Mediaset, di cui si conoscono modello e targa. Il protagonista di questa vicenda tuttavia, rivolgendosi all’intervistatore del Corriere, continua a difendersi a spada tratta: «Ragiona: io ho due milioni e mezzo in contanti, e che faccio? Li metto in una valigetta, attraverso il confine con quel malloppo e mi presento in banca a Lugano, dopo che a Lugano, proprio in banca, è successo quel che è successo con la vicenda di Lele Mora?  Non faccio prima ad andare a Montecarlo? No, dai, non regge».

Sarà, in ogni caso a giorni Fede sarà convocato dagli inquirenti per fornire la sua versione dei fatti; intanto il direttore si dice sereno, anche in virtù di una telefonata “speciale” da lui ricevuta stamane: «Ma certo, non ho nulla da temere. Ovviamente, quando ho letto i giornali mi sono molto amareggiato, ho cercato di ricordare se per caso non fossi entrato in una banca per cambiare 500 euro, allora avrei iniziato a preoccuparmi…Macché, nemmeno questo. Mi dispiace, sono convinto che alla fine quando si scoprirà chi e perché ha voluto farmi questo scherzetto, tutto ciò si trasformerà in un boomerang contro chi ha voluto farmi del male». E riferendosi a Silvio Berlusconi aggiunge:  «Questa mattina è stato il primo a telefonarmi e ad esprimermi la sua solidarietà! Lo adoro, non mi lascia mai solo. Mai, mai, mai».

Francesco Ciabattoni
Redazione Stage