PISA, 27 MARZO – Smentita la notizia dell’avvistamento di Roberta Ragusa. Sono i Carabinieri di Pisa che, in una conferenza stampa, hanno parlato di un caso di somiglianza.

Una testimone, dichiarata “attendibilissima” dagli inquirenti, aveva fatto ben sperare. La signora Federica che disse di aver incontrato Roberta Ragusa il 19 marzo scorso a Ghezzano, paese del pisano non lontano da San Giuliano Terme, si è sbagliata. È stato il colonnello Gioacchino Di Meglio, comandante provinciale dei Carabinieri di Pisa, che ha fatto luce sul disguido.

La donna vista dalla signora Federica ha solamente i capelli ed i lineamenti rassomiglianti a quelli di Roberta Ragusa, ma non è lei. Il cancello in cui la signora è stata vista entrare è l’ingresso di uno studio legale, hanno affermato i Carabinieri.

In un’intervista a Tgcom24 la signora Federica aveva affermato: «Andavo a prendere mia figlia all’asilo in macchina, ho incrociato questa donna tutta vestita di nero, e ho detto: quella è Roberta». «La conosco bene perché ha fatto le medie con mia famiglia», aveva proseguito la signora, «l’ho chiamata dalla macchina, si è girata, mi ha guardato e senza dire niente è entrata in un cancello. Sono andata dai carabinieri e ho detto quello che ho visto».

Un’ulteriore testimonianza, che difende la tesi dell’allontanamento volontario, è stata raccolta dai Carabinieri. Un’amica di Roberta Ragusa avrebbe detto che l’imprenditrice toscana era intenzionata ad allontanarsi di casa, per un certo periodo, in modo da fare chiarezza sul rapporto con il marito, Antonio Logli.

L’uomo fu iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario, dopo che i Carabinieri svelarono la sua relazione extraconiugale con la segretaria della moglie. Proprio questa relazione sarebbe, secondo l’amica, la causa dell’allontanamento da casa di Roberta Ragusa.

Per gli inquirenti restano aperte entrambe le piste: sia quella dell’allontanamento volontario; sia quella di omicidio volontario. Sono state smentite le voci che affermavano per il marito l’accusa di occultamento di cadavere.

Luca Bresciani