ROMA, 27 MARZO – La salma di Michele Silvestri, il sergente maggiore dell’Esercito Italiano ucciso in Afghanistan sabato scorso in un attacco alla base avanzata Ice, nel Gulistan, è arrivata ieri mattina alle 11 all’aeroporto di Ciampino.

I FUNERALI DI MICHELE – La bara, avvolta nel Tricolore, è stata portata a braccia da sei commilitoni del 21° Reggimento Genio guastatori di Caserta, a cui apparteneva Silvestri, e accompagnata dalle note del Silenzio e dal disperato pianto dei familiari del militare ucciso: la moglie Nunzia Carannante, la madre Teresa, il fratello Fortunato e la sorella Anna.

Il ministro della Difesa Di Paola ha reso omaggio alla salma, rimanendo in silenzio davanti alla bara e posandovi le mani, prima che l’ordinario militare arcivescovo Vincenzo Pelvi impartisse la benedizione. Il carro funebre ha lasciato l’aeroporto per portare il corpo all’Istituto di Medicina legale di Roma per gli esami autoptici. Una volta terminati gli esami, la salma è stata trasportata, infine, alla camera ardente allestita al Celio.

I funerali di Stato si sono tenuti nel pomeriggio, alle 18, nella Basilica di S. Maria degli Angeli di Roma. Erano presenti il presidente Giorgio Napolitano e alcuni membri del governo Monti: il presidente del Senato, Renato Schifani, i ministri Gianpaolo Di Paola, Elsa Fornero, Pietro Giarda, Corrado Passera e il presidente della Consulta Alfonso Quaranta.  In tarda serata il feretro è stato trasportato a Monte di Procida, dove Silvestri viveva con la moglie e il figlio.

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Il Maggiore Gavino Crispo del 21° Reggimento dedica parole piene di affetto al compagno caduto: “Era un ragazzo molto motivato, in gambissima. In qualità di Comandante di squadra era benvoluto dai suoi commilitoni e si mostrava sempre assai disponibile. Era molto esperto: aveva iniziato la carriera nel 1997 e al 21° era arrivato nel 2009. Ma era la settima missione all’estero, la terza in Afghanistan”. Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo Pelvi lo ha definito “operatore di pace”: “Pattugliava le strade e distribuiva cibo alla povera gente, difendeva i quartieri dall’attacco di possibili terroristi accogliendo i bambini nei fortini, fermava i trafficanti di armi ma, intanto, ripristinava acquedotti distrutti dalla guerra, convinto che la pace si costruisce persino con un pezzo di pane e una scuola che riapre”.

I FERITI – Restano gravissime le condizioni di due dei cinque militari rimasti feriti nell’attacco a colpi di mortaio che ha ucciso Silvestri: il caporal maggiore  Monica Graziana Contrafatto e il maresciallo Carmine Pedata. Il colonnello Vincenzo Lauro, portavoce del Contingente italiano in Afghanistan, ha descritto la situazione dei cinque feriti: parlando della Contraffatto e di  Pedata, Lauro ha affermato che, sebbene per “la ragazza la prognosi è riservata”, i due “non sono in pericolo di vita, sono stabili e in terapia intensiva. Sono stati trasferiti per poi preparare il viaggio per la Germania”. Riguardo agli altri tre, il maresciallo Nicola Storniolo, il sergente Salvatore De Luca e lo specialista Manuel Guarnacci, il colonnello ha aggiunto che “due sono seguiti dai sanitari dell’ospedale da campo americano. Provvederemo a farli rientrare a Herat tra oggi e domani”. L’ultimo “sta bene e non ci dà preoccupazioni.”

Giovanni Gaeta