CATANZARO, 27 MARZO – Sono arrivati in Inghilterra, Spagna e Francia seguendo una stella cometa a forma di pallone e portando in dono quattrini, promesse e illusioni. Mansur Bin Zayd Al Nahyan, Abdullah ben Nasser Al Thani, Tamim bin Hamad Al Thani hanno preso rispettivamente in mano, in tempi più o meno recenti, le sorti finanziarie di Manchester City, Malaga e Paris Saint-Germain.

In pole position si è presentato l’attuale presidente dei Citizens, che negli ultimi due anni ha investito qualcosa come 400 milioni di euro con l’intento di far man bassa dei top players di tutto il mondo e preannunciando un dominio nel calcio che a tutt’oggi non si è ancora verificato. Quest’anno sembrava essere l’anno buono per padroneggiare in campionato e farsi valere in Europa, ma ad un mese dal termine della Premier, la squadra si trova 3 punti dietro gli acerrimi rivali cittadini e ha abbandonato le competizioni europee con largo anticipo rispetto le più modeste previsioni. A gennaio lo sceicco ha rinforzato una squadra già composta da campioni assoluti con nuovi arrivi, viceversa i diretti concorrenti hanno chiesto a un 38enne di nome Paul Scholes, ritiratosi qualche mese prima dall’attività agonistica, di rimettere gli scarpini ai piedi e far da guida ai giovani Red Devils.

L’emiro di Doha è invece atterrato a Malaga un anno e mezzo fa, con la promessa di fare della misconosciuta squadra cittadina una potenza in grado di contendere lo scettro di padrone a Barcellona e Real Madrid. Ha portato da subito con sé calciatori come De Michelis, Cazorla e Julio Baptista, buoni giocatori sì, ma non in grado di lottare per il titolo. Non è un caso che a 9 giornate dal termine della Liga il distacco dalla capolista madrilena sia di 28 punti e la certezza di un posto nella prossima Champions League non ancora concreta.

[smartads]

Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il neo patron del Paris Saint Germain, messosi alla guida dei parigini meno di un anno fa. Una campagna acquisti gestita da Leonardo, che ha portato sotto la Torre Eiffel, con una spesa di 100 milioni di euro e un mercato made in Italy, Pastore, Menez, Sirigu e, da gennaio, il tecnico Ancelotti con Thiago Motta. Giocatori di questo livello avrebbero dovuto far piazza pulita degli avversari in un campionato non eccelso dal punto di vista tecnico-tattico. Eppure, a poche giornate dal termine, la squadra della capitale si trova a contendere la Ligue 1 al Montpellier, mentre in Europa League non è stata in grado di qualificarsi alla fase successiva in un girone composto da squadre non irresistibili.

Che sia giunta l’ora che qualcuno dica a questi sceicchi che con i soldi è possibile comprare molti fuoriclasse, ma che ciò non significa costruire una squadra?

Massimiliano Chiaravalloti