CERNOBBIO, 25 MARZO – Da “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, dove ieri si è tenuto il forum di Confcommericio, Mario Monti ha ribadito che questa riforma “s’ha da fare”. Lo ha fatto a modo suo con la sua risolutezza e la sua compostezza.

«La formula “salvo intese”», ha spiegato il primo ministro, « non è uscita per assonanza con Salva Italia, significa salvo intese fra i membri del governo e il capo dello Stato. Nessuno si illuda che significhi che forze importanti esterne al governo possano intervenire per cambiare i contenuti». La riforma approderà in Senato, forse, dalla prossima settimana sotto forma di disegno di legge. Monti ha scelto la strada più lunga ed ha spiegato: «Avremmo forse potuto, se avessimo prolungato il dialogo con le forze sociali, avere un decreto legge, ma avremmo ceduto in itinere sul piano di principio e sul piano di contenuto in quello che sembra un livello minimale per contribuire a mettere su le condizioni della crescita».

Il piano di principio del Governo è presto svelato. Le parti sociali ha detto Monti «sono importanti, sono corpi intermedi che svolgono una funzione essenziale, ma al loro posto». In passato, però, secondo il Primo Ministro «la politica ha ascoltato troppo le categorie. Credo che io sia stato chiamato per rimediare ai mali derivati nel corso di decenni da molte occasioni di ascolto come questa». La politica lo ha ceduto a pressioni semplicemente per una questione di voti che non riguarda questo Governo. La palla passa al Parlamento che dovrà decidere, sul disegno di legge, «se farlo cadere, approvarlo in blocco o modificarlo» ha affermato Monti.

TESTO INTEGRALE DELLA RIFORMA

Il rammarico del Ministro Fornero, annunciato dallo stesso palco, per non aver trovato una soluzione accettata da tutti, e la sua convinzione di aver costruito, nonostante tutto, una buna riforma non convincono la Cgil. Susanna Camusso ha osservato che il Governo «aveva tutte le condizioni per non doversi rammaricare, le trovo un po’ lacrime di coccodrillo». Se la parola d’ordine è stata “crescita”, ha puntualizzato il Segretario, «Fare regole non crea posti di lavoro. Non è vero che da qui arriva crescita. Non vorremmo che si dicesse che ogni provvedimento mette in moto la crescita, che è messa invece in moto dagli investimenti».

Incredibile, ma vero, la platea di Confcommercio ha applaudito il sindacato e lo ha fatto nel momento in cui la Camusso ha tuonato: «La crescita è sempre “la fase dopo” e intanto rischiamo di arretrare. Parlare di crescita non vuol dire parlare di come si persegue un antico modello italiano ma serve un intervento a partire da due capitoli fondamentali: fisco dove ci sarebbe straordinaria urgenza di abbassare la pressione su lavoro e aliquota Iva e su investimenti».

Luca Bresciani