TORINO, 24 MARZO – Stabili, ma pur sempre gravi le condizioni di Alberto Musy, il consigliere torinese UDC che mercoledì mattina è stato ferito a colpi di pistola nel cortile della sua casa. Attualmente nessuna pista è esclusa e gli inquirenti indagano su diversi fronti, anche se sembra si possa scartare l’agguato terroristico e/o politico.

LE CONDIZIONI – il paziente, che è stato raggiunto da ben quattro colpi da arma da fuoco, e che ha violentemente sbattuto il capo prima di accasciarsi al suolo, è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento. Ora  viene mantenuto in coma farmacologico. I parametri vitali cardiorespiratori mantengono al momento valori normali grazie al supporto farmacologico per il circolo e alla ventilazione meccanica. La prognosi permane riservata”. I medici spiegano che Musy e’ ancora in pericolo e che non hanno in previsione di sospendere la sedazione farmacologica. “In casi come questi per i primi giorni la situazione e’ particolarmente instabile – afferma il responsabile della Neurorianimazione Mario Illengo – e viene monitorata minuto per minuto. Si continua il controllo quotidiano delle lesioni (Tac – elettroencefalogramma) e la valutazione della pressione intracranica, ma non si possono fare reali previsioni prima di sette giorni.

LE INDAGINI – Gli inquirenti stanno ricostruendo tassello per tassello le conoscenze e i contatti del consigliere per individuare chi poteva avere qualche motivo di rancore verso di lui. Si pensa a una vendetta per ragioni personali o per irrisolte questioni di interesse, e sono due, in particolare, i nomi che Digos e squadra mobile stanno mettendo a fuoco: il primo sarebbe quello di un uomo precipitato in difficoltà economiche dopo un fallimento, il secondo sarebbe legato indirettamente a Musy da un rapporto di consulenza finanziaria; di almeno uno di loro si sta verificando l’alibi.
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Noto avvocato civilista, Musy in tribunale ha difeso grandi aziende, grandi marchi e grandi banche dalle azioni legali di sindacati, lavoratori e consumatori, mentre fuori dalle aule ha ricoperto incarichi impegnativi e prestigiosi: nel 2010, per esempio, è diventato rappresentante comune degli azionisti titolari di azioni privilegiate Exor (la cassaforte della famiglia Agnelli) per gli esercizi fino al 2012, e in precedenza è stato consigliere di società immobiliari, di costruzioni edili e anche della Hippogroup, specializzata in scommesse sulle corse ippiche.

IL POSSIBILE SCAMBIO DI PERSONA – Non si scarta nemmeno l’ipotesi di un errore e che Musy si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Infatti sarebbe tornato a casa solo per prendere un’Ipad dimenticato, dopo aver accompagnato due delle sue figlie a scuola, quindi il killer come poteva sapere del suo rientro?

Quello che sembra certo è che il killer probabilmente non fosse un professionista. Gli investigatori hanno spiegato che l’uomo ha compito “molti errori in pochi minuti”, portandoli a pensare di non essere di fronte ad un sicario: prima i sei colpi esplosi per uccidere Musy, che di fatto lo hanno solo – fortunatamente – ferito. Poi anche l’avvistamento da parte di molte persone prima e dopo la tentata aggressione.

Mille dubbi e ancora nessuna vera ipotesi. Un uomo che versa tra la vita e la morte. E la sola speranza che possa risvegliarsi.

Alessandra Scarciglia