BAMAKO, 24 MARZO – Ore drammatiche in Mali, dove giovedì una giunta di militari, guidati dal capitano Amadou Sanogo, ha compiuto un colpo di stato, destituendo il presidente Amadou Toumani Tourè dopo diverse ore di scontri. Diversi esponenti dell’amministrazione di Tourè sono finiti in manette: tra questi il ministro degli Esteri, Soumeylou Boubeye Maiga, e il ministro della Gestione del territorio, Kafougouna Konè. Rimane ancora sconosciuta la sorte di Tourè, in fuga dopo il golpe. Migliaia di persone hanno abbandonato il paese per sfuggire alla guerra civile: quasi 50.000 profughi si sono rifugiati in Mauritania, 22.000 in Burkina Faso e 19.000 in Niger.

Un gruppo di militari ha annunciato, tramite la radio e la tv statali, di aver preso il potere “ponendo fine al regime incompetente di Bamako”, di aver sciolto il Parlamento e sospeso la Costituzione.

Il portavoce dei golpisti, il tenente Amadou Konare, circondato da una decina di altri militari, ha parlato a nome del Comitato Nazionale per il Recupero della Democrazia e il Risanamento dello Stato (Cnrdre). Konare ha annunciato che sono state “sciolte tutte le istituzioni” e che verrà formato un governo di unità nazionale per organizzare le elezioni quanto prima. Poco dopo, il capitano Sanogo ha preso la parola per comunicare l’inizio del coprifuoco.

I militari hanno spiegato la ragione che li ha spinti al golpe: il malcontento sempre più diffuso nei confronti del presidente Tourè, al potere dal 2002. I golpisti hanno accusato l’ex presidente di incapacità nell’affrontare la crisi nel nord del Paese, dove da metà gennaio è in corso un sanguinoso conflitto che vede le forze governative opporsi ai ribelli Tuareg, che chiedono l’indipendenza, e ai gruppi terroristici islamici. Secondo i militari il governo si è dimostrato debole nel reagire alle offensive, negando ai soldati i mezzi necessari per stroncare la rivolta e lottare contro i terroristi.

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La giunta militare, tuttavia, ha dichiarato “l’impegno solenne di restituire il potere” ai civili e di creare un governo di unità nazionale. Nonostante le promesse della giunta, in Mali le elezioni presidenziali erano previste per il 29 aprile e sembra molto improbabile che saranno i cittadini a decidere le sorti del Paese per quella data. E, comunque, non a breve.

Le immagini dei saccheggi che stanno avvenendo nella capitale Bamako hanno fatto il giro del mondo, incutendo apprensione in tutta la comunità politica internazionale: il presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping si dice “profondamente preoccupato per le riprovevoli azioni commesse da alcuni elementi dell’esercito”, mentre il ministro degli Esteri francese Alain Juppè ha chiesto “il ritorno all’ordine costituzionale” e che le elezioni si svolgano il prima possibile.  Il capo della diplomazia dell’Ue Catherine Ashton ha condannato aspramente il golpe, auspicando che “tutte le parti diano prova di responsabilità e moderazione per garantire il rispetto della vita umana, delle libertà fondamentali e dell’integrità del Mali”.

Giovanni Gaeta
Redazione Centrale