ROMA, 22 MARZO – Reazioni contrastanti dal mondo sindacale. Cgil approva lo sciopero generale e non si fida delle modifiche all’art 18. Cisl approva la riforma e non crede ai licenziamenti facili. Uil sospende il giudizio in attesa della fine dell’iter parlamentare.

Roma, 22 marzo. La concertazione per la riforma del mercato del lavoro è finita. Oggi alle 16:00 vertice conclusivo con la firma del verbale, ma non dell’accordo, come fortemente voluto dal premier Monti. Forse già a partire dalla prossima settimana la riforma sarà al vaglio delle camere.

Dura reazione della Cgil che su proposta del segretario generale, Susanna Camusso, ha approvato ieri un  pacchetto di 16 ore di sciopero generale. Otto serviranno per organizzare le assemblee dei lavoratori nei luoghi di lavoro e le altre otto verranno utilizzate per manifestazioni territoriali. «Il governo scarica sui lavoratori, sui pensionati e sui pensionandi i costi delle operazioni che si vanno facendo», ha osservato il Segretario.

Susanna Camusso ha poi inviato un messaggio a tutto il parlamento «perché intervenga per modificare le norme che non vanno bene». Quella sull’art. 18 non è una semplice «manutenzione», bensì, «la scelta di cancellare lo strumento di deterrenza verso i licenziamenti. Si cambiano i rapporti di potere nei luoghi di lavoro», ha tuonato Susanna Camusso. Proseguendo, ha aggiunto, non è stato «l’unico tema su cui il governo non ha mai manifestato la volontà a cambiare le virgole».

Un alto scoglio infatti, secondo il maggiore sindacato italiano, è rappresentato dal sistema di ammortizzatori sociali che non è «effettivamente universale, così come non lo sono le risorse messe in campo». Né il “tesoretto” da 1.7 miliardi di euro messo a disposizione del governo, quindi, né l’assenza di tutele per i parasubordinati, soddisfano la Camusso.

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Sulla sponda opposta Cisl che attraverso Bonanni commenta: «Allo stato attuale la riforma è comunque condivisibile perché affronta con forza il tema dei contratti a tempo indeterminato e toglie di mezzo pesci siluro come gli stage e i tirocini».

La Cisl auspica comunque possibili miglioramenti durante l’iter parlamentare, ma complessivamente la riforma «non calpesta i giovani ed è ciò che la Cisl ha sempre chiesto. L’applicazione degli ammortizzatori ai lavoratori da parte delle Piccole e medie imprese ad esempio è per noi una svolta storica», ha osservato il leader di via Po. Bonanni non crede ai licenziamenti facili, anzi si fa portatore di una fiducia incredibile. «La Cgil sa perfettamente che questo non è vero», ha osservato, «perché l’articolo 18 nelle sue potenzialità contro abusi e discriminazioni è stato rafforzato, in particolare con le aziende che hanno meno di quindici dipendenti».

Uil, dal canto suo, sospende il giudizio. «Ieri abbiamo detto che avremmo dato un giudizio positivo se ci fossero state delle modifiche che ancora non abbiamo ottenuto, nel momento in cui le otterremo il nostro giudizio sarà positivo; in caso contrario il giudizio sarà negativo», ha commentato Angeletti. Tutto rimesso nelle mani dei parlamentari dunque, ma Uil ha una richiesta precisa: inserire «una procedura che consente alle organizzazioni sindacali, come avviene in Germania, di verificare se le motivazioni economiche, che l’azienda adduce per il licenziamento siano oggettive e non strumentali in modo che il giudice possa avere il parere dei sindacati. Con queste modifiche sarebbe una soluzione accettabile».

Luca Bresciani