Don Marco Mangiacasale

COMO, 22 MARZO – Filmati hard girati con il telefonino e autoscatti corredati da testi che lascerebbero ben poco all’immaginazione riguardo le intenzioni nei confronti di ragazzine adolescenti: sarebbe questo il materiale emerso dall’analisi delle undici simcard e del computer portatile appartenenti a don Marco Mangiacasale, arrestato il 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

L’arresto era scattato sulla base di una segnalazione fatta da una minorenne al nuovo parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il quale si era tempestivamente rivolto alle forze dell’ordine. Con il passare dei giorni, le denunce sono diventate cinque, e ora le indagini si stanno allargando anche al di fuori dell’ambito della parrocchia di San Giuliano. Gli episodi di violenza sarebbero iniziati tre o quattro anni fa, per protrarsi fino a pochi giorni prima dell’arresto. Sebbene non prestasse più servizio in parrocchia dal 2009, anno in cui gli fu affidato l’incarico di economo della Diocesi di Como, don Marco aveva continuato ad abusare delle ragazzine, facendo leva sull’autorevolezza e sul suo ruolo di riferimento.

[smartads]

Alla luce di quanto sta emergendo nell’inchiesta di Como, fa riflettere come già nel 2008 il parroco fosse stato coinvolto in una vicenda analoga, la quale però fu ritenuta dalla Curia “non rilevante”: in una sera d’estate, durante una gita a Roseto degli Abruzzi, era stato sorpreso da alcuni genitori ad allungare le mani su una ragazzina. In quell’occasione don Marco era per giunta in preda ai fumi dell’alcol.

Il parroco, che ha confessato i capi d’accusa, ritiene d’altra parte che i fatti «non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala». Nei giorni scorsi Mangiacasale aveva inoltre richiesto tramite il suo legale Renato Papa di essere trasferito in una comunità religiosa protetta, «per poter intraprendere un percorso personale di riflessione e di recupero in attesa del processo». La richiesta, esaminata dal Gip di Como Maria Luisa Lo Gatto, è stata respinta. Don Marco resta quindi in carcere sotto regime di sorveglianza speciale, tenuto solo ma controllato giorno e notte dagli agenti della polizia penitenziaria.

Francesco Ciabattoni