NEW DELHI, 20 MARZO – Ore di attesa per i due italiani rapiti in India. Scaduto l’ultimatum posto dai sequestratori, si temeva per la sorte di Paolo Bosusco, guida di trekking, e Claudio Colangelo, medico missionario, i due italiani rapiti il venerdì scorso dai maoisti naxaliti nella zona di Surada, al confine fra i distretti di Kandhamal e Ganjam, nello Stato indiano nord-orientale di Orissa.

I ribelli hanno chiesto la fine delle oppressioni, delle operazioni di rastrellamento e l’accettazione di tredici rivendicazioni, tra cui il rilascio di tre leader del Partito Comunista dell’India attualmente in carcere, fissando un ultimatum per ieri sera. Ultimatum che non è stato rispettato. “Se il governo non accoglierà queste misure, non potremo farci niente se i due ostaggi perderanno la vita”, aveva minacciato Sabyasachi Panda, leader dei guerriglieri maoisti in Orissa.

L’offerta di trattativa avanzata dalle autorità dell’Orissa, tuttavia, avrebbe teoricamente sospeso la scadenza dello stesso ultimatum. L’ambasciatore Giacomo Sanfelice ha confermato le ragioni del rinvio: “È stata aperta una trattativa e sono state sospese le operazioni militari”. I maoisti dell’Orissa, dunque, hanno spostato a domani sera l’ultimatum per l’accettazione delle loro 13 richieste per il rilascio di due italiani rapiti.

Sono almeno quattro anni che la Farnesina sconsiglia i viaggi all’interno dello Stato indiano dell’Orissa. Il distretto centrale di Kandhamal, dove è avvenuto il rapimento dei due italiani, appartiene al “corridoio rosso” controllato dai guerriglieri maoisti , oltre a essere uno dei principali focolai di tensione tra fondamentalisti indù e minoranza cristiana. Proprio in quest’area, nel 2008, si erano verificati dei pogrom contro chiese e scuole cristiane, culminate con l’uccisione di 16 persone e decine di migliaia di sfollati.

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Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, nel colloquio con il suo collega indiano S.M. Krishna, ha sottolineato come “ogni iniziativa assunta da parte indiana” deve avere come “obiettivo prioritario anzitutto la tutela della sicurezza e dell’incolumità dei due cittadini italiani”.

Sul fronte delle trattative con i sequestratori, gli attivisti Swami Agnivesh e Dandapani Mohanty potrebbero essere i negoziatori tra i maoisti e le autorità dell’Orissa per il rilascio dei degli ostaggi. I due attivisti avevano già partecipato l’anno scorso alla liberazione del funzionario governativo Vineel Krishna e si sarebbero proposti come mediatori proprio perché le richieste avanzate dagli estremisti sono molto simili a quelle sollevate nel rapimento Krishna

In Orissa la tensione rimane altissima: secondo il giornale The Times of India, i ribelli hanno ucciso un contractor nella confinante provincia di Bargarh. L’evento non è collegato con il sequestro degli italiani, ma conferma la pericolosità dei maoisti naxaliti.

Giovanni Gaeta
Redazione Centrale