MILANO, 14 MARZO – Doveva essere la notte del riscatto per coltivare un sogno velato e mai pronunciato, invece è stata la fotografia di una stagione all’insegna della mera depressione. Il suicidio si compie a tempo praticamente scaduto, quando la maggioranza del biscione pensava già agli extra time. Brandao manda in soffitto l’ottimismo più acuto della frangia neroazzurra e cancella di fatto la squadra di Ranieri dai migliori 8 team d’Europa. Pazzini rende il parziale meno amaro, ma assolutamente ininfluente ai fini della qualificazione, dunque francesi sconfitti ma con il pass in tasca in virtù della vittoria al Velodrome. L’ultimo vero obiettivo stagionale va a farsi benedire sotto gli occhi dei 70 mila increduli tifosi neroazzurri.

Moratti nel post partita ha scelto la via della prudenza, ed ai microfoni ha lasciato intendere che Ranieri resterà in panchina almeno fino al termine della stagione. Nessuna decisione d’impeto, ma servirà una lunga meditazione prima di tagliare i nastri al nuovo corso. Netta apertura ai giovani, che non saranno più da contorno al progetto, ma reale parte integrante.

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La scottante eliminazione sembra aver chiuso definitivamente il ciclo neroazzurro, di fatto già in pensione con l’era Mou, ma protratto con ostentato ottimismo dai vertici societari. Una rosa che andava ringiovanita anno dopo anno, invece di adagiarsi sugli allori dei successi del triplete. Monito che era stato già lanciato da Rafa Benitez, ma che non trovò alcun tipo di sostegno dai meandri societari. Dopo Mou solo terra bruciata, una panchina trasformatosi in vera e propria gogna mediatica, con teste che saltavano a ripetizione senza mai venire a capo del problema. Da Benitez a Leonardo, al brodino Gasperini per finire con Ranieri, arrivato con l’etichetta di aggiustatore nel tentativo di risollevare le sorti di un ambiente moralmente appagato.

Colpe e responsabilità di una gestione che ha raggiunto l’apice conquistando tutto, ma che non è riuscita a centellinare la rosa in maniera adeguata. Un processo di restyling che era stato abbozzato senza trovare riscontri concreti. Società sul banco degli imputati, con Marco Branca, primo accreditato a cadere nel “burrone” per i disastri post Mou. Poi il nuovo ds avrà la gravosa responsabilità di scegliere il nuovo padrone della panchina. Con un Moratti meno tifoso/fazioso e più aziendalista, ed un allenatore versione manager in stretto contatto con il dg, ecco perché Villas Boas rimane il candidato numero uno per il futuro!

Mario Lorenzo Passiatore

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