ROMA, 14 MARZO – Il Governo mette fretta nella trattativa. Vuole chiudere la proposta di riforma del mercato del lavoro entro il 23 di marzo, con una settimana di anticipo rispetto a quanto proposto all’inizio delle trattative. Altre novità importanti sono state presentate dal ministro Elsa Fornero durante l’incontro di ieri. Il nuovo sistema di ammortizzatori sociali sarà in fase sperimentale già da quest’anno ed entrerà a regime nel 2015. Altro pilastro della riforma è l’apprendistato che viene confermato quale forma contrattuale per l’entrata in azienda dei giovani. A proposito di contratti a termine, il Ministro ha rafforzato l’idea della maggiore retribuzione senza però specificarne le forme esatte.

Il punto nodale della partita di ieri è stata la riforma degli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione ordinaria e la cassa integrazione straordinaria rimarranno, ma quest’ultima vedrà l’inclusione della dicitura “per ristrutturazione aziendale” e l’eliminazione della dicitura “ per cessazione di attività”. Ad esse si aggiungerà un nuovo sistema di tutela che si chiamerà Assicurazione sociale per l’impiego, ASPI, una sorta di “calderone dei sussidi” nel quale confluiranno: indennità per disoccupazione, mobilità e contributo per i cocopro.

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Potranno usufruire di questa cassa di assistenza tutti i lavoratori, privati e pubblici, senza un contratto a tempo indeterminato per una durata di 12 mesi massimi per gli under 55 e per i più “anziani” il tempo massimo di fruizione sarà esteso a 15 mesi. I requisiti di accesso al sussidio sono: aver maturato un minimo di due anni di anzianità assicurativa (contributi) e almeno 52 settimane lavorative nell’ultimo biennio. L’importo del sussidio sarà di 1119€ con un abbattimento del 15% dopo i primi sei mesi e di un ulteriore 15% dopo altri sei mesi.

Il Ministro Fornero su un punto è stata lacunosa: le risorse. «Non sono in grado di dirvi dove saranno trovate le risorse», ha affermato il Ministro, ma «il governo è impegnato a ricercarle». Su un punto è stata ferma: «sicuramente le risorse non saranno sottratte ai capitoli che riguardano il welfare». Sono previsti nei prossimi giorni incontri bilaterali per discutere del vero quesito, che rischia di accendere proteste pericolose, cioè quello sulla flessibilità in uscita, andando a rimettere in discussione l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Le reazioni

Tutte le parti sociali, nella consueta conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro con il ministro Elsa Fornero, hanno storto il naso. Ognuna per motivi diversi, ma certamente il cauto ottimismo dei primi giorni è solo un ricordo. Quello che va sottolineato è che nessuno dei leader presenti vede accordi separati nel futuro.

Susanna Camusso dal canto suo ha parlato di «un passo indietro». Il tempo risicato dettato dal governo, secondo il leader CGIL, «per una parte consistente di lavoratori si traduce nel breve periodo, durante la crisi, in una riduzione della copertura con nessun vantaggio sulla prestazione economica». Peggiore la situazione di chi oggi non ha coperture. Con il nuovo modello, afferma Susanna Camusso, «non ci sarà nessun lavoratore in più rispetto ad oggi coperto dal sistema», a partire dai lavoratori «parasubordinati o autonomi» che non avranno i requisiti. Il leader CGIL non è meno duro riguardo alla flessibilità in entrata: «Il governo, anziché eliminare quelle tipologie contrattuali oggetto di abusi, ha preferito affidarsi al sistema dei controlli».

Anche il leader CISL, Raffaele Bonanni ha riconosciuto che alcune parti necessitano di una revisione. «Stiamo andando nella direzione giusta, ma bisogna aggiustare alcune parti delicate», soprattutto riguardo alla mobilità ha affermato. «In un momento come questo non si possono accorciare i tempi di copertura e ridurre l’indennità», ha sottolineato Bonanni, è «un disastro e chiediamo al governo di tornare indietro su questo punto». Il timore del numero uno della Cisl è che «l’eliminazione della mobilità, con l’innalzamento dell’età pensionabile e una crisi così forte» possano determinare «un’ecatombe sociale».

Angeletti punta sempre il dito verso le risorse e chiede: «su quali basi sono sta fatte valutazioni circa i costi del sistema a regime». Anche il numero uno di UIL afferma che « abbreviando il periodo di transizione si creano problemi».

Dello stesso avviso anche Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria, che in apertura della conferenza stampa, pur apprezzando l’impianto generale, ha criticato la nuova ipotesi sul periodo di transizione che «ha bisogno di una revisione». Cosi come proposto è troppo breve.

Luca Bresciani