PARIGI, 14 MARZO – Dall’inizio degli anni ’90 al 2003, anno del suo addio calcistico all’Italia, ha totalizzato la bellezza di 184 reti in Serie A, ritagliandosi un posto importante nel gotha dei più grandi goleador di sempre. Con le sue 56 finalizzazioni in 78 presenze, detiene il record di gol segnati con la maglia della nazionale argentina, posizionandosi al di sopra di mostri sacri come Maradona, Messi e Kempes. Per la sua generosità, il carisma e la possanza fisica si è guadagnato il soprannome di Re Leone. Eppure Gabriel Omar Batistuta, 43 anni compiuti lo scorso 1 febbraio, è oggi un leone che non riesce più a correre.

E’ lo stesso fuoriclasse argentino – intervistato dal settimanale France Football – a rivelare l’agghiacciante verità, dopo che per mesi varie voci si erano rincorse a proposito del suo stato di salute. «Non posso più giocare a pallone perché non posso più correre, ma adesso cammino abbastanza bene», ha affermato Batigol, per il quale tuttavia il peggio sembra essere passato: «C’è stato un momento in cui stavo malissimo. Non potevo quasi più camminare, ora sto meglio».

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L’intervista, che senza dubbio colpisce per la sua cruda onestà, non fa tuttavia luce sulle cause di questo malessere fisico. E alle supposizioni di France Football riguardo le possibili conseguenze delle infiltrazioni antidolorifiche fatte in carriera, l’ex bandiera della Fiorentina replica: « Non ne ho fatte poi tantissime. Però giocavo sempre. Su una stagione da 70 partite, ne facevo 65. E davo sempre tutto».

Sul “caso Batistuta” si è espresso anche Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ed ex compagno di squadra del Re Leone ai tempi della Roma campione d’Italia. Ai microfoni di Radio Sport 24 Tommasi ha infatti dichiarato: «Sapevo che a fine carriera Gabriel aveva avuto problemi alle caviglie, questo degli infortuni è un aspetto penalizzante della nostra carriera: molto spesso infatti si tende ad accelerare i tempi per il recupero dagli infortuni. Si gioca troppo spesso attualmente e tutti fanno l’impossibile per scendere in campo, ma a mio avviso il problema principale è la mancata prevenzione degli infortuni ed una soluzione utile potrebbe essere quella di ridurre il numero di partite in stagione».

Infiltrazioni dannose o meno, Batigol in ogni caso non sembra rimpiangere nulla: «Se tornassi indietro, forse starei più attento a me stesso, ma alla fine neppure troppo. Mi piace segnare, sentire il pubblico».

 Francesco C.