ROMA, 13 MARZO – Il consigliere provinciale Pierpaolo Zaccai, noto per lo scandalo che lo vide coinvolto nel luglio 2010, ha cercato di togliersi la vita.

Da indiscrezioni si è appreso che il consigliere già da lunedì 12 marzo avrebbe parlato di gesto estremo e plateale. Forse dopo una lite con la madre, infatti, era andato in escandescenza ed aveva colpito a pugni le finestre della sua abitazione ferendosi ad una mano. In una telefonata alla sorella avrebbe poi promesso di compiere il gesto estremo l’indomani, lanciandosi dalla finestra di palazzo Valentini. La donna allora ha allertato le forze dell’ordine che avrebbero fermato Zaccai. Questa è una versione.

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La versione di Zaccai è completamente diversa. Il consigliere provinciale parla di un «enorme equivoco». Secondo le sue dichiarazioni, i carabinieri lo avrebbero condotto in caserma per una semplice notifica. «Ma quale suicidio?», ha osservato Zaccai, «ieri sera sono tornato a casa da mia madre, con la quale vivo perché da dieci giorni sono separato da mia moglie. Una separazione consensuale, tengo a precisare, come ce ne sono tante. Mia madre ieri mi ha chiuso la porta di casa e quindi ho provato ad entrare da una finestra, ed è li che mi sono tagliato alla mano. Poi sono andato a dormire in albergo e questa mattina, come sempre, sono venuto al lavoro. Una normale lite familiare come tante. Sono davvero senza parole per quello che è venuto fuori». Riguardo alla telefonata della sorella ha detto: «ma quale telefonata… mentre ero in caserma con i Carabinieri abbiamo scherzato su quanto stava uscendo dai media, abbiamo sorriso sull’equivoco». Ma nella conclusione Zaccai lascia un dubbio incredibile dicendo: «io sto bene, è arrivata anche la psichiatra che ha certificato la mia sanità mentale». Da quando per una notifica interviene una psichiatra che certifica la sanità mentale?

Luca Bresciani
Redazione Centrale