ROMA, 11 MARZO – Lo scontro tra le sigle sindacali sta innalzando la tensione. Susanna Camusso da New York, ha fatto sapere che il Governo non deve rincorrere i licenziamenti facili, ma si deve concentrare su ammortizzatori sociali e precarietà. Il rischio è «di creare tensioni sociali prolungate».

Un’avvisaglia che trova pieno riscontro nei temi trattati sabato durante la manifestazione della FIOM, dove i lavoratori hanno cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi strutturali. Dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alla difesa della democrazia sindacale; dalle riforma delle pensioni alla riconquista di un contratto di categoria degno di essere chiamato tale. Il leader dei metalmeccanici, Maurizio Landini, si è rivolto direttamente a Monti chiedendogli di organizzare un incontro con FIAT per far rispettare gli accordi sugli investimenti nel nostro paese, dato che dalla stipula in Italia non è ancora stato investito un solo euro.

 Il segretario confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere, che ha sostituito la Camusso sabato, ha ricevuto bordate di fischi quando dal palco ha iniziato a parlare di riforma del marcato del lavoro. Gli operai della FIOM sono pronti allo sciopero generale e intendono riconquistare la dovuta rappresentanza all’interno delle fabbriche. Segno evidente che il paese reale, quello dei lavoratori e della piazza, mostra chiari segni di esasperazione.

Di diversa opinione Raffaele Bonanni che attraverso un post di Twitter ha polemizzato: «spero che il Governo voglia un accordo innovativo ed equilibrato e non dia la stura a chi rincorre tensioni sociali e si barrica dietro ai no». Una posizione che certamente lascia all’oscuro sulle priorità di ordine pratico che la CISL intende seguire domani durante l’incontro. Molto più chiaro Angeletti che chiede conto al Governo. «La trattativa avrà buon esito se si accetteranno soluzioni razionali», afferma il leader UIL, ed aggiunge: «le tutele si diffondono stanziando le risorse necessarie; i diritti diventano certi riducendo i margini interpretativi».

Il mondo sindacale mostra contrasti stridenti dunque, ma ciò fa parte della normale dialettica democratica. Quello che deve far drizzare le antenne ai lavoratori è la propria rappresentatività. Da un lato la FIOM ha dimostrato la libertà di poter contestare in piazza uno dei propri leader chiedendo maggiore rigore. Del tutto diverso è stato, dall’altro lato, l’approccio della CISL che, dal caldo del proprio divano, ha ammesso di essere disposta a trattare su ogni punto, nessuno escluso. Ma i suoi lavoratori saranno d’accordo?

Luca Bresciani