ROMA, 11 MARZO – Coca Cola e Pepsi corrono ai ripari dopo il caso della presenza di un composto chimico a rischio cancro.

Parliamo del 4-Mei che presto sarà ridotto all’interno delle bevande per andare incontro ai nuovi parametri imposti dallo stato della California. Bisognerà ridurre questa sostanza chimica, che di suo ha solo il compito di colorare la più famosa e venduta bevanda con le bollicine del mondo, che in un certo senso modificherà leggermente il suo colore. In una nota dell’American Beverage Association si legge: “i consumatori non si accorgeranno minimamente della differenza e non hanno motivo di preoccuparsi per la loro salute”.

Dalla loro i due colossi mondiali, Pepsi e Coca Cola, hanno già fatto presente di aver modificato la loro ricetta nello stato della California e presto avverrà in tutti gli Stati Uniti. Il portavoce della Coca Cola, Diana Garcia- Ciarlante, ha precisato: “Anche se riteniamo che non ci sia alcun rischio per la salute pubblica, abbiamo chiesto ai nostri fornitori di caramello di diminuire i livelli di 4-Mei, la sostanza chimica che si forma durante il processo di cottura, in modo che i nostri prodotti non siano soggetti agli obblighi di un allarme senza fondamento scientifico”.

Per far si che la sostanza diventi nociva bisognerebbe che un consumatore bevesse oltre mille lattine al giorno per raggiungere quel livello di sostanza che, iniettata nei topi, potrebbe generare un cancro. A specificarlo anche la Food and Drug Amministration, mentre il Centre for Science in The Public Interest avrebbe optato per una petizione contro l’uso di caramello colorante a base di ammoniaca-solfiti.

Per il tossicologo Alessandro Berelli non vi è alcun rischio per l’uomo e sottolinea: “Il colorante in questione, il 4-mei, si è dimostrato cancerogeno per i ratti, ma non c’è alcuna evidenza scientifica in tal senso sull’uomo, al massimo si potrebbe parlare di qualche rischio per la salute solo se si consumassero tali bevande in dosaggi enormi, cioè non comparabili con i dosaggi umani”. Si tratta dunque di una polemica contro lo strapotere della Coca cola da sempre colosso mondiale nel mercato delle bibite.

Emanuele Ambrosio