BOLOGNA, 10 MARZO – Con un piede nella storia e uno nella leggenda, ad occhi chiusi in cima all’Olimpo, a dimorare con gli antichi dei della sacra scuola, ammesso e concesso che non sia lui ad impartire le lezioni. Oltre ogni logica, sfrontato ed autoritario quanto basta, al di là di qualsiasi record preso a pallonate dalla pulce Lionel Messi. A stupire la semplicità disarmante con la quale si muove soavemente da un lido all’altro dell’Europa senza ripercussione alcuna. Le gerarchie sono fatte per essere sovvertite, passo dopo passo racchiuso in un educato silenzio che fa più rumore di qualsiasi gesto fuori dagli schemi.

L’Empireo pallonaro non è roba da tutti, ma è diventato casa sua quanto meno in coabitazione con un altro genio della lampada, che a furia di sfregarla ha fatto innamorare Napoli a furor di magie. Maradona sembra voler lasciare quasi lo scettro: “dopo cinque gol più che il pallone d’oro dovrebbero regalargli il Nou Camp”, chiosa così el Pibe de oro. Un diluvio di applausi persino dalla frangia opposta del tifo, una corrente da Madrid recita così: “Il Mondo ai tuoi piedi”.

Parte della critica non osa paragonare due istituzioni appartenenti a due epoche diverse. Altri hanno preferito pronunciarsi, il partito capeggiato da Rooney che lo ha definito il migliore di sempre. 49 gol in Europa, ed una dispensa di palloni d’oro, a soli 24 anni con un futuro da despota illuminato sul trono del Mondo. La geografia del calcio è stata stravolta, sovvertendo le graduatorie passate, da Pelè a Maradona, la madrelingua del pallone parla ancora argentino .

La diatriba resta e sicuramente resterà, rimane pero un dato inconfutabile sul quale nessuno potrà appellarsi, d’ora in avanti i record andranno scritti in matita.

Mario Lorenzo Passiatore
Redazione Sport