TRIVANDRUM (INDIA), 9 MARZO – L’India prende tempo. Il giudice dell’Alta Corte di Kochi ha rinviato al 15 marzo il processo a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani arrestati in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori scambiandoli per pirati. Intanto è giunta a Kochi la delegazione italiana di cui fanno parte due membri dell’avvocatura dello Stato, Carlo Sica e Giacomo Aiello.

Oggi si è tenuta presso l’Alta Corte la terza udienza riguardante la giurisdizione del processo. La procura del Kerala ha presentato le obiezioni alla tesi dei legali italiani, che avevano illustrato nelle due precedenti sedute gli argomenti a sostegno del diritto italiano a gestire il processo in base al diritto internazionale. Secondo la procura è l’India ad avere l’autorità sul caso. I motivi sono principalmente due: gli effetti della sparatoria sono stati su un peschereccio indiano, e sarebbe stato riscontrato un eccessivo uso delle armi, elemento che invaliderebbe la teoria degli spari effettuati per ragioni di sicurezza dai militari italiani.

Il governo del nostro paese sostiene che l’incidente sia avvenuto in acque internazionali e  basterebbe questo a liberare i due soldati e a processarli in Italia. I legali dei marò, tuttavia, hanno considerato “soddisfacente” la scelta del giudice di fissare un’altra udienza prima della sentenza.

Rimangono inconciliabili, dunque, le posizioni tra Italia e India: non lasciano spazio ad interpretazioni le parole del ministro degli Esteri indiano S.M. Krishna, secondo il quale il processo a carico dei marò “è una questione di legge del nostro Paese”.

Bisogna aspettare, quindi, e non solo per il verdetto giuridico. La polizia del Kerala, infatti, ha comunicato che occorrerà ancora almeno un’altra settimana per terminare la perizia sulle armi sequestrate a bordo della petroliera Enrica Lexie, alla quale stanno partecipando anche due esperti del Ros, Paolo Fratini e Luca Flebus, benché come “osservatori silenziosi”

Come se non bastasse, i funzionari della Marina Mercantile Indiana ieri hanno cercato di far scendere dalla petroliera Enrica Lexie un altro marò per un interrogatorio sull’incidente, invitando il soldato a presentarsi in borghese per non attirare l’attenzione della stampa. Il sottosegretario agli Esteri De Mistura, informato del fatto, ha proibito al militare di scendere, offrendo la possibilità di interrogare il marò a bordo, possibilità che è stata accettata dalle autorità indiane.

Dopo questo episodio è difficile credere  alle parole di Krishna, per il quale l’India “gode di ottimi rapporti con l’Italia”.

Giovanni Gaeta