MILANO, 8 MARZO – L’attuale Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, è indagato per corruzione dalla Procura di Milano. Secondo il Pm, Paolo Filippini, ed il Procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, Boni ed il suo portavoce, Dario Ghezzi, avrebbero intascato mazzette per alcuni appalti concessi nel comune di Cassano D’Adda. Le irregolarità nelle concessione edilizie avrebbero fatto incassare alla Lega circa un milione di euro, ma l’accusa di finanziamento illecito ai partiti non si è ancora formalizzata.

I fatti contestati risalgono a qualche tempo fa, quando Boni ricopriva l’incarico di assessore all’Urbanistica e Territorio della Lombardia. Ruolo assunto nel 2008 e mantenuto fino al 2010. I magistrati hanno ritenuto, però, che anche in tempi più recenti i due «utilizzavano proprio gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonché per la consegna dei soldi». Come in ogni storia di corruzione che si rispetti, oltre ai corrotti, esistono dei corruttori. Secondo gli inquirenti, infatti, Boni e Ghezzi avevano un vero e proprio giro d’affari con l’architetto Michele Ugliola e suo cognato Gilberto Leuci i quali facevano da tramite tra il mondo politico lombardo e alcuni imprenditori tra cui Francesco Monastero, imprenditore edile vicino al gruppo Sile Costruzioni, e l’immobiliarista Luigi Zunino.

Proprio grazie alla collaborazione di Ugliola, arrestato nel maggio scorso con l’accusa di aver modificato illecitamente il piano regolatore di Cassano D’Adda, i magistrati hanno potuto avviare le indagini su Boni. Le dichiarazioni rilasciate dall’architetto sono state messe a verbale e secretate per gli accertamenti del caso. In assenza di movimenti bancari che provassero immediatamente il coinvolgimento del leghista e del suo collaboratore, in quanto i pagamenti avvenivano in contanti, gli inquirenti hanno trovato conferme del coinvolgimento grazie alle intercettazioni di Zunino, alle dichiarazioni di Marco Paoletti, consigliere della provincia di Milano, e di altri indagati.

Dalle indagini in corso sarebbe emersa un’altra tranche di tangenti riguardanti il comune di Sesto San Giovanni i cui incartamenti sono stati trasferiti al tribunale di Monza per competenza territoriale.

Immediate le repliche di Boni che sereno ha dichiarato «in relazione ai fatti oggi contestati anticipo fin d’ora la mia totale estraneità». Ed ha aggiunto «confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità con gli organi inquirenti, in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi più rapidi possibili».

«Roma ladrona!», era lo slogan di Bossi & co. qualche anno fa. A ben guardare anche a Milano le fedine penali non sono così limpide. Solo nel 2012 sono finiti in carcere: Massimo Ponzoni, PDL, segretario del Consiglio regionale; Franco Nicoli Cristiani, PDL, Vicepresidente del Consiglio regionale; Filippo Penati, PD; Piergianni Prosperini, ex Lega passato poi ad An. E adesso la vicenda Boni che pare abbia fruttato la bellezza di un milione di euro di cui la maggior parte sarebbero stati utilizzati per «esigenze di partito», secondo i magistrati. Si prospetta un bel da fare per Senatur.

Luca Bresciani