BOLOGNA, 1 MARZO – Se n’è andato un altro mostro sacro della musica italiana. Senza preavviso. Colpito da un attacco cardiaco in Svizzera. Avrebbe compiuto fra qualche giorno 69 anni.

Lucio Dalla, ieri sera, ha eseguito il suo ultimo concerto e secondo quanto dicono i suoi collaboratori, si è recato a dormire senza dare particolari segni di disagio. Amici, colleghi e fans sono rimasti pietrificati dalla notizia.

Classe 1943, nato il 4 marzo, Dalla ha sfiorato cinquanta anni di carriera artistica. Nato come musicista Jazz, il suo esordio come cantautore è nel 1966 col gruppo “Gli Idoli” l’album di studio 1999. Arrivo a San remo nel 1971 e si guadagnò subito il bronzo.

L’immaginario che Dalla ha costruito partendo dalla propria interiorità, lo ha poi cucito nella carne viva della cultura italiana è stato un interprete del tempo presente ma un occhio vigile sulle tendenze.

Affiancato in molte avventure artistiche da suoi grandi colleghi come De Gregori e Morandi, negli ultimi anni ha preferito dedicarsi al lavoro ed alla crescita di giovani artisti.

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Durante la sua carriera ha affiancato all’attività di musicista, le performance teatrali, l’impegno per di portare Bologna all’Italia e l’Italia a Bologna ed entrambe nel mondo di domani.

Ha lasciato un vuoto che definire incolmabile è un eufemismo. Come ogni padre buono della nazione, ci ha cordialmente condotti nella ragione, nel sentimento, nella maturazione culturale che ci rende tutti più disincantati ma allo stesso tempo colmi della voglia di sognare, ancora una volta,

…“L’ultima luna

la vide solo un bimbo appena nato,
aveva occhi tondi e neri e fondi
e non piangeva
con grandi ali prese la luna tra le mani
e volò via e volò via
era l’uomo di domani l’uomo di domani.”

Luca Brandetti
Opinionista