KOCHI, 29 FEBBRAIO – Sembrava che si fossero fatti passi in avanti sul terreno della collaborazione, ma da Kollam arrivata la doccia gelata: il tribunale ha respinto la richiesta per la presenza di esperti italiani alla perizia balistica sulle armi recuperate sulla Enrica Lexie, la petroliera italiana sui cui si trovavano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri del battaglione San Marco arrestati in India con l’accusa di aver ucciso i due pescatori scambiandoli per pirati. Un clamoroso dietrofront, visto che lo stesso tribunale di Kollam aveva permesso agli espeti di balistica del Cis, Paolo Fratini e Luca Flebus, di essere presenti alla perquisizione di qualche giorno fa sulla petroliera italiana e al sequestro delle armi in dotazione ai due marò.

E pensare che il ministro degli esteri Giulio Terzi si è incontrato ieri con il ministro degli esteri indiano Mallaiah  Krishna. A tal proposito il portavoce del ministero degli esteri indiano, Syed Akbaruddin, sostiene che le indagini si stiano svolgendo “all’interno di un processo giudiziario” e che una qualsiasi soluzione extra-giudiziaria non è stata contemplata da i due governi. Tuttavia Akbaruddin garantisce che fra India e Italia “non ci sono difficoltà diplomatiche”.

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Non sembra essere di questo avviso Terzi, che non nasconde la sua amarezza e preoccupazione di fronte alla chiusura indiana: “Se i nostri esperti non ci sono non abbiamo garanzie: queste continue novità sul piano procedurale e legale non sono assolutamente un segnale positivo”.

A rendere ancora più complessa la situazione sono le imminenti elezioni in Kerala, che vedono fronteggiarsi il Partito del Congresso, di cui è presidente l’italiana Sonia Gandhi, e formazioni di ispirazione marxista.

Intanto, se prove come il calibro dei colpi che hanno ucciso i due pescatori e il colore del peschereccio coinvolto, diverso da quello respinto dai marò, non saltano fuori, si fa strada un’altra ipotesi: i pescatori indiani potrebbero essere stati uccisi in uno scontro con altri pescatori dello Sri Lanka. Negli scontri con i cingalesi per il controllo del mercato ittico, infatti, si parla addirittura di 500 morti fra i pescatori indiani.

Giovanni Gaeta