ROMA, 22 FEBBRAIO – I redditi dei ministri dello Stato raggiungono cifre importanti, ma l’operazione trasparenza prosegue. Adesso tocca ai manager pubblici vedersi ridimensionato il portafogli. Non mancano i distinguo, ma sia destra che sinistra sono d’accordo sia con il tetto massimo che sui tagli.

L’operazione trasparenza, questo il nome che Monti ha dato alla pubblicazione dei redditi dei componenti della sua squadra di Governo, ha come fine l’applicazione tempestiva ed esemplare del decreto “Salva Italia” del quale si discute animatamente in Parlamento. Ultimo a pubblicare il reddito denunciato è stato proprio il capitano della squadra, Mario Monti. Soltanto stanotte, infatti, è stato reso noto il totale del 730 del Primo Ministro che si piazza in posizione intermedia con 1,5 milioni di euro dichiarati nel 2011. La trasparenza richiesta da Monti nei confronti dei ministri è solo la prima di una lunga operazione che vedrà coinvolti tutti i soggetti che si occupano della cosa pubblica. Il Ministro Griffi, Pubblica Amministrazione, ha annunciato, infatti, che tutti i vertici apicali delle società partecipate dallo Stato (solo alcuni nomi: Poste, Ferrovie, Coni, Rai, Enav, Anas) vedranno alleggerirsi i propri portafogli e un’altra legge, è proprio il caso di dire, si abbatterà anche sui manager della pubblica amministrazione. Per questi ultimi è stato fissato un tetto massimo di 304.951,95 euro annui, corrispondente al compenso del primo presidente della Corte di Cassazione, oltre al quale non si potrà andare. Griffi ha fatto seguire all’annuncio una circolare nella quale invita i manager a denunciare i propri redditi entro domani, 23 febbraio, per poterne discutere nell’incontro, previsto per venerdì, con le commissioni congiunte Affari Costituzionali e Bilancio della Camera.

[ad#Google Adsense]

Monti lotta contro la casta, quindi, ed ha scatenato reazioni a destra e a sinistra (un’unanimità mai vista prima). Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato ha affermato: «è una vergogna, vogliono continuare ad avere stipendi da nababbi». Mentre il Pd fa sapere, attraverso Roberto Zaccaria, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, che condivide la norma, «ma se decidiamo per un’ interpretazione talebana che taglia gli stipendi già in essere, chi fa ricorso vince a mani basse. Gradualità ed eccezioni sono necessarie per alcune funzioni apicali, come il capo della Polizia o il Ragioniere generale dello Stato». La domanda a cotanta convergenza è: fino a novembre 2011 questi problemi non era affrontabili? E, se la risposta è negativa, Perché?

Luca Bresciani