ASCOLI, 17 FEBBRAIO – Sarà la vicinanza del luogo del ritrovamento dei cadaveri, Colle San Marco; sarà il fatto che i due imputati appartengono alle forze dell’ordine, Esercito e Polizia; sarà che il movente sembra essere in entrambi i casi una relazione extraconiugale, sta di fatto che le indagini sui due delitti, quello di Melania Rea e quello di Rossella Goffo seguono vie in apparenza parallele.

Le indagini sull’omicidio di Rossella Goffo, funzionaria della prefettura di Ancona, scomparsa tra il 4 ed il 5 maggio dell’anno scorso, il cui corpo è stato rinvenuto soltanto il 6 gennaio 2011 a Bosco dell’Impero in avanzato stato di decomposizione, stanno proseguendo. Il Gip ascolano, Carlo Calvaresi, mercoledì ha fatto arrestare Alvaro Binni, tecnico informatico della questura di Ancona, con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. A condurre gli investigatori verso il poliziotto marchigiano sarebbero state le analisi delle celle telefoniche che registrano la presenza congiunta sul luogo del delitto dei telefoni di Binni e della Goffo il giorno della sua scomparsa. Fin dall’inizio delle indagini, Binni è stato l’unico sospettato. L’uomo non ha mai fatto mistero della relazione con la donna, seppure abbia sempre minimizzato sull’importanza. Binni si è sempre detto innocente e anzi abbia costruito la sua linea difensiva affermando che il giorno della scomparsa si era recato ad Ancona proprio per porre fine alla storia d’amore divenuta insostenibile. Alvaro Binni di quella relazione invece non ne poteva più. L’uomo avrebbe denunciato per stalking Rossella Goffo, la quale avrebbe parlato anche col parroco della parrocchia di Binni ad Ascoli, dove si era trasferita, ed avrebbe inoltre molestato la moglie e figli fuori dalla scuola.

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Questa mattina l’avvocato di Binni, Nazario Agostini, ha incontrato il suo assistito nel carcere di Marino del Tronto, in occasione dell’interrogatorio di garanzia. All’uscita il legale ha affermato: «in sede processuale faremo valere tutte le ragioni che dimostreranno l’estraneità di Binni e che lo porteranno a riacquistare la liberta». Agostini vuole subito il processo in modo da dimostrare l’innocenza di Binni. Intanto il suo assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere, per l’avvocato si tratta di un atto dovuto poiché Binni continuerà a dichiararsi innocente.

Il legame che collega i due omicidi sarebbe proprio il convulso rapporto amoroso instauratosi tra gli amanti. Nel caso di Melania Rea, Parolisi avrebbe ucciso la moglie per poter iniziare una nuova vita con l’amante Ludovica. Nel caso di Rossella Goffo, Binni avrebbe ucciso l’amante con l’obiettivo di disfarsi della storia extraconiugale con la donna e tornare alla tranquillità della vita familiare. A giocare un ruolo fondamentale nei due omicidi, il telefonino. È infatti grazie ai dati delle celle telefoniche che i due indagati sono stati posti in stato di fermo. Nel caso di Melania dimostrerebbero che la donna è stata uccisa prima di arrivare a Colle San Marco, mentre nel caso di Rossella dimostrano la sua presenza assieme a Binni sul luogo del omicidio. Molto diverso l’approccio di Parolisi e Binni, il primo parla molto e si mostra in tv piangendo e cercando di non contraddirsi, tra l’altro non sembra esserci riuscito sempre. Binni, durante tutto il periodo, si è ritirato, non è tornato a lavoro e si è affidato agli affetti dei suoi familiari. Un altro particolare avvicina i due casi: Facebook, il social network sarebbe stato il veicolo di molti messaggi amorosi tra Parolisi e Ludovica e allo stesso tempo risulta importante per la difesa di Binni per ricostruire i comportamenti convulsi di Rossella Goffo.

Luca Bresciani