SANREMO, 15 FEBBRAIO Alle 22.15 inizia il vero “spettacolo nello spettacolo” con l’arrivo apocalittico di Adriano Celentano.

Un arrivo spettacolare tra lampi, tuoni, esplosioni e fiamme. Un’entrata in grande stile degna di un’artista del suo calibro. Oltre 50 i minuti di un’esibizione “sermone – kolossal” che incanta la platea dell’Ariston e il pubblico da casa.

Il ragazzo della via Gluck è emozionato ( e si nota) e non risparmia nessuno. Attacca la Chiesa, alcune testate giornalistiche portatrici di messaggi ipocriti ( Famiglia Cristina e l’Avvenire) e quei preti e frati che invece di raccontare del Paradiso e della vita che verrà si lanciano in discorsi politici. Durissime critiche alla Consulta che, nonostante la raccolta delle firme dei cittadini italiani ha bocciato il referendum sulla legge elettorale violando così il principio costituzionale della sovranità popolare. In questa occasione lo accompagnano sul palco Gianni Morandi e Pupo, che sinceramente rende poco.

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Il ciclone non finisce qui, anzi tocca temi di forte attualità politica. Accusa la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy, colpevoli di aver trattato con la Grecia la possibilità di aiuti europei solo in cambio di acquisto di armi. Ci sono parole anche per Monti e il suo governo definito “materiale di ottima resistenza apparentemente indipendente  facile all’ossido dei partiti”. Colpisce anche la stessa rete, in particolare il direttore generale Lorenza Lei, colpevole di aver cacciato Michele Santoro.

Tra un’accusa e l’altra non mancano delle impeccabili performance live , che confermano l’innata classe e arte di Celentano.

Bellissimo e commovente il finale dedicato alla vita e la sua personale riflessione sul traguardo finale che tutti noi un giorno, chi prima e chi dopo, raggiungeremo.

Quel traguardo dove un giorno tutti potremo essere felici, insieme, senza alcuna distinzione di classe o etnia. Emoziona tutti, dall’amico Morandi al pubblico tutto.

Un Celentano show come non si era mai visto, che come sempre ha osato dire cose che nessuno aveva il coraggio di esprimere.

Solo lui è capace di ciò, di farsi portavoce di un popolo silenzioso e troppo spesso inerme di fronte l’ipocrisia e la menzogna che certe persone o istituzioni cercano di far passare per verità.

Emanuele Ambrosio