NEW YORK, 14 FEBBRAIO – L’agenzia di Rating americana emette un’importante sforbiciata per i titoli di Stato di mezza Europa a farne le spese l’Italia che scende da A2 ad A3, il Portogallo passa da Ba2 a Ba3, la Spagna da A1 a A3, Malta scende ad A3, la Slovacchia passa da A1 a A2 e la Slovenia da A1 a A2. Previsione negativa (outlook) anche per i paesi con la tripla A come Regno Unito, Francia e Austria.

La sigla A3, assegnata al nostro paese, significa che per l’agenzia americana il debito italiano è un debito di buona qualità, ma soggetto a rischio futuro. Al declassamento corrisponde un innalzamento del differenziale (spread) rispetto alla situazione di tasso Risk free, che l’Italia dovrà scontare, rappresentando un rischio maggiore per gli investitori, a seguito dell’emissione dei titoli di stato.

[ad#Google Adsense]

La Borsa oggi ha risposto in modo altalenante al downgrade Moody’s, infatti per i titoli con breve scadenza (fino a 5 anni) le vendite sono state buone, i triennali sono stati tutti assegnati. Meno buone le vendite dei titoli quinquennali e decennali per i quali la domanda non è riuscita a coprire l’offerta. Il mercato, quindi,  attende un premio più alto per comprare il debito italiano a lungo termine. Stamani, nonostante tutto, Piazza Affari è stato l’unico mercato europeo con andamento positivo a +0.4%. Lo spread tra il rendimento tedesco e quello italiano si è aggirato intorno ai 367, ben lontano dai record negativi degli ultimi mesi, quando il rating nostrano era ben più alto.

Le motivazioni del declassamento dell’Italia.

L’agenzia Moody’s, forse anche a seguito dell’incontro tra Obama e Monti della settimana scorsa, ha rilasciato, per il nostro paese, un comunicato insolitamente lungo. Tre sono le principali motivazioni che hanno influito nel declassamento. La prima è data dal clima di incertezza sulle prospettive di riforma istituzionale dell’eurozona e dalle deboli prospettive macroeconomiche nella regione che continueranno a pesare sulla già fragile fiducia del mercato. La seconda motivazione riguarda le sfide che devono affrontare le finanze pubbliche italiane, in particolare il suo grande stock di debito e l’alto costo del finanziamento, così come il deterioramento della situazione macroeconomica del Paese. Infine ha influito il significativo rischio che il governo italiano possa non riuscire a raggiungere i suoi obiettivi di risanamento e indirizzare il suo debito pubblico data la pronunciata debolezza strutturale economica del Paese. Da queste motivazioni si può dedurre una certa fiducia al governo Monti, anche se al di sotto delle aspettative, ma sul futuro il rischio rimane alto.

Luca Bresciani