ATENE, 12 FEBBRAIO – Importante giornata oggi per la Grecia. In parlamento è in corso la votazione per il nuovo piano di austerity che permetterà, se accettato, di ricevere una seconda parte di aiuti di 130 milioni di euro che riuscirebbe ad evitare il fallimento del paese il prossimo 20 marzo.

Fuori dal parlamento, in piazza Syntagma dal primo pomeriggio sta montando la rabbia della folla ormai stremata dai continui tagli. I sindacati greci, Gsee e Adedy, nei giorni scorsi avevano organizzato la manifestazione, invitando la folla a scendere in piazza. L’obiettivo è esplicitare la loro contrarietà al nuovo piano che si basa su una vera e propria rivoluzione del mercato del lavoro con una diminuzione del salario minimo garantito del 20%, riduzione delle pensioni, tagli di spesa praticamente in ogni settore di pubblica gestione e la vendita di molte quote pubbliche di petrolio, gas e acqua.

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Hanno raggiunto la piazza anche un gruppo di Black bloc che hanno infuocato il confronto con la polizia rendendo necessarie forti cariche e l’utilizzo di lacrimogeni per cercare di riportare la situazione alla normalità. La folla ha applaudito quando il gruppo di incappucciati è sceso in piazza, segno di un dissenso crescente. Durante gli scontri, diventati immediatamente massicci, la folla si è dispersa nelle strade circostanti la piazza lasciando il campo di battaglia ai gruppi di Anarchici, ai Black bloc ed ai poliziotti in tenuta antisommossa. Sono oltre 6 mila gli agenti che da stamani stanno proteggendo la piazza. I manifestanti nel pomeriggio, secondo fonti della polizia, erano circa 25 mila, ma si legge su alcuni siti greci, protagonisti del passaparola che ha reso possibile la manifestazione, che in serata potrebbero arrivare all’incredibile numero di 250 mila. Si registrano i primi feriti sia tra i manifestanti che tra i poliziotti, ma ancora non c’è un numero ufficiale.

Il voto del parlamento greco è previsto per la mezzanotte di stasera. Il Premier Papademos parlerà ai deputati attorno alle 19:30 per convincerli della imprescindibilità del voto favorevole per evitare la bancarotta del paese.

Luca Bresciani