BOLOGNA, 7 FEBBRAIO – Il gelo imperversa sulla nostra penisola e la situazione non sembra migliorare a breve. Il consumo di gas in questi giorni è ai massimi storici e l’allarme lanciato ieri dal Ministro Passera ha messo in moto il meccanismo di controllo promesso. La domanda, però, se l’Italia rimarrà senza gas, rimane aperta.

Cosa fare?

«Si è reso necessario fare appello alle riserve strategiche presenti sul territorio nazionale», principalmente in Pianura Padana, per poter far fronte all’emergenza. Questo è stato l’invito di Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria. Sarebbe l’unica via, a suo dire, per «evitare contraccolpi alle imprese».

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Il comitato di emergenza gas voluto dal Ministro per lo Sviluppo Economico, in accordo con le procedure europee, ha deciso, ieri, di attivare le centrali elettriche ad olio combustibile e ridurre le forniture industriali per quei clienti i cui contratti permettono tale riduzione in stati di particolare necessità. L’obiettivo, secondo Passera, è ridurre il consumo totale del 9%, risparmiando così circa 25 milioni di metri cubi di gas. Passando dal gas all’olio, afferma il Ministro saremo in grado di «tutelare pienamente le utenze domestiche, per le quali sono escluse conseguenze negative».

Esiste un precedente storico, nel 2006, in piena “guerra del gas” tra Russia e Ucraina, fu consumato il 30% circa delle scorte e, non essendo sufficiente, furono accese le inquinanti centrali elettriche ad olio combustibile. Questa decisione nel 2006 costò alle famiglie italiane 400 milioni euro, nonostante l’allora primo ministro Berlusconi affermò che l’emergenza gas fu scongiurata grazie alla sua amicizia con il capo del governo russo Wladimir Putin.

I gasdotti che riforniscono l’Italia

Senza fare ingiustificati allarmismi, occorre chiarire qual è la situazione nazionale riguardo alle forniture energetiche. L’Italia dipende per il 90% da forniture estere, di cui il 40% è rappresentato da gas naturale. Le vie, che portano il combustibile in Italia, sono principalmente due e provengono da Russia e Algeria. Un altro gasdotto, quello libico, ha incominciato nuovamente a trasportare metano verso l’Italia sono dopo la rivolta anti-Gheddafi dei mesi scorsi e ancora sembra non funzionare a pieno regime. La restante parte del nostro fabbisogno proviene dal condotto nordeuropeo. Questa la situazione da monitorare in quanto se uno solo dei gasdotti principali dovesse incontrare ostacoli o impedimenti di sorta sarebbero guai seri per i cittadini italiani, poiché i restanti gasdotti non sono in grado di far fronte alla domanda delle famiglie e delle industrie.

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Luca Bresciani