GROSSETO, 4 FEBBRAIO – Cala il sipario, probabilmente in maniera definitiva, sul tentativo in opera di riabilitare Francesco Schettino cercando di attribuirgli il merito della manovra che avrebbe evitato alla Costa Concordia di inabissarsi facendola arenare sull’ormai famigerato scoglio di Isola del Giglio.

A mettere la definitiva e proverbiale pietra sopra a queste velleità di redenzione è la testimonianza diretta di due giornalisti, Luciano Castro e Patrizia Perili, rispettivamente presidente della società di comunicazione Mediarkè e caposervizio della redazione cultura all’agenzia di stampa Adnkronos. I due, fra l’altro i primi a dare la notizia della collisione, hanno seguito il disastro per intero da una postazione di favore a bordo, a poppa della nave ed ora raccontano la loro verità nel libro “Concordiagate” scritto a quattro mani e in uscita lunedì prossima per l’editrice CUEC.

Dopo l’impatto un grande botto e la Concordia è stata percorsa da una vibrazione come un terremoto, testimoniano i due, prima che l’abbrivio e l’impatto con lo scoglio la facciano roteare ed incagliare fra gli scogli di punta Gabbionara, davanti al porto di Giglio, nessuna prodezza nautica quindi per l’occasione. il libro contiene, oltre ai diari dei due cronisti e alla descrizione delle operazioni di salvataggio, le teleFOnate dei  due autori, una mappa della nave ed altri contenuti multimediali (si tratta di un ebook).

Nel frattempo Domnica Cemortan, l’amica moldava di Schettino, ha confermato al Pm ed ai carabinieri di Marina di Grosseto che abiti ed oggetti femminili rinvenuti dai sub durante il sopralluogo nella cabina del  capitano appartengono a lei.

Matteo Borile