BOLOGNA, 02 FEBBRAIO – Ieri sera in una intervista al Tg5 di circa 16 minuti, il Premier Mario Monti ha annunciato che metterà mano alla politica del lavoro.

Occorre, a detta del Presidente, riformare innanzitutto il sistema delle entrate ed uscite, modificando, se necessario, l’art. 18 che non deve essere considerato «un tabù». Ma la riforma del mercato del lavoro, ha aggiunto il Premier, non può e non deve esaurirsi con la discussione riguardo l’articolo 18.

In seconda battuta, infatti, è necessario riformare il sistema degli ammortizzatori sociali, rendendolo in grado di tutelare «il singolo lavoratore quando deve cambiare lavoro, senza legare la tutela del lavoratore a un posto di lavoro che diventa obsoleto». Allo stato attuale, il sistema di ammortizzatori sociali non permette di fatto questa flessibilità che il governo vuole proporre. Riguardo ai giovani Monti afferma: «devono abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide».

Il Presidente del Consiglio conosce la distanza della sua linea da quella dei sindacati a riguardo, infatti si è reso disponibile ad un confronto tra le parti che però deve riguardare il sistema mercato del lavoro nel suo insieme. Sarà necessaria una sessantina di giorni, afferma Monti, per dare una svolta al paese, permettendogli, così, di ripartire.

Politica Economica, un primo bilancio.

Un primo bilancio sulla politica economica, partendo dal dibattito sulle liberalizzazioni: «se prevarranno le resistenze corporative», ha affermato Mario Monti, «gli italiani devono sapere che i tassi di interesse non solo non scendono, ma ritorneranno verso l’alto». I risultati raggiunti negli ultimi giorni dallo spread, sceso di 200 punti, «non rappresentano il voto che la maestra dà», ma è in questa direzione che l’Italia deve andare, secondo il Presidente del Consiglio, se vuole tornare ad un vita economica «normale, fatta anche di investimenti». La difficoltà maggiore della squadra dei ministri riguarda la spiegazione agli italiani che «se tutti rinunciamo a qualche cosa, con un disarmo multilaterale dei privilegi e delle rendite staremo tutti meglio, non per solidarietà e generosità, ma per il proprio stretto interesse in una prospettiva lunga nel tempo». La lungimiranza del governo Monti dà fiducia ai mercati e sembra il corretto approccio per risollevare le sorti della Borsa italiana e degli istituti di credito nostrani che hanno navigato e navigano in acque maggiormente agitate rispetto ad altri paesi europei come Francia e Germania.

L’appoggio delle forze politiche.

Oltre ai risultati economici, Monti si è espresso sull’appoggio che le forze politiche conferiscono al suo governo. I malumori, celati o meno, che negli ultimi giorni si sono sollevati nel Pdl e nella Lega non preoccupano il Premier. «Sono normali», ha affermato il professore, «in una parte politica non più direttamente al governo, ma l’appoggio di Berlusconi è particolarmente significativo. So che non durerà per sempre, ed è legato a ciò che facciamo. Anzi, mi aspetto che ci dicano di andarcene il giorno dopo se faremo qualcosa di sbagliato. E noi ce ne andremmo sicuramente. Non so alla fine, nel marzo del 2013 o ad aprile, che ricordo porterò. Ma so che sarà una parentesi chiusa ed immagino che il ricordo sarà positivo solo se l’Italia sarà migliore di oggi. Ce la faremo».

Curiosità.

Sulla politica estera, Monti ha confermato la soddisfazione per l’accordo europeo sul patto di stabilità, raggiunto martedì. Una curiosità va sottolineata: ha citato la «Banca Centrale Tedesca», salvo poi correggersi: «Volevo dire Banca Centrale Europea, un lapsus involontario…».

Luca Bresciani