Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita recita il mea culpa

ROMA, 01 FEBBRAIO – Luigi Lusi ex tesoriere della Margherita, attualmente senatore Pd, ha ammesso in un interrogatorio tenuto dal Procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal Sostituto procuratore Pesci di essersi appropriato di 13 milioni di euro, corrispondenti a rimborsi elettorali, nel periodo tra gennaio 2008 e l’estate 2011.

Durante l’interrogatorio, Lusi, dapprima avrebbe spiegato che quei soldi corrispondevano a compensi per regolari consulenze tenute da una sua società, sua controllata, la TTT srl. Non appena, però, i magistrati hanno chiesto la doverosa dimostrazione con la presentazione delle carte Lusi ha affermato di aver distrutto, per motivi di privacy, la documentazione. A quel punto gli inquirenti hanno sospeso l’interrogatorio e Lusi assieme al suo avvocato, Luca  Petrucci, hanno deciso di confessare. Il Senatore avrebbe detto: «mi assumo per intero la responsabilità di quanto mi viene contestato. Avevo bisogno di quel denaro di cui avevo la disponibilità e l’ho preso». Una confessione che non lascia dubbi. La giustificazione apportata da Lusi si riallaccerebbe a delle remore profonde nei confronti del suo ex partito il quale non avrebbe riconosciuto, economicamente, il suo impegno lavorativo come amministratore.

Oltre la confessione, sempre durante l’interrogatorio, Lusi si sarebbe detto disposto alla restituzione della somma che ammonta, dopo la decurtazione di 5 milioni in tasse, a 8 milioni di euro. L’ex tesoriere avrebbe messo a disposizione il suo capitale personale per 5 milioni, mentre per i restanti 3 milioni si è detto disponibile a discutere sulla eventualità di un riconoscimento, a titolo di liquidazione, per il lavoro svolto all’interno del partito. Occorre puntualizzare che gli immobili messi a disposizione da Lusi sono gravati da mutui e non considerabili come garanzia della restituzione del denaro ingiustamente sottratto.

Le reazioni non si sono fatte attendere e l’ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, si è costituito parte lesa, scaricando di fatto Lusi. In una nota congiunta, lo stato maggiore del ormai defunto partito: Francesco  Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci ha affermato: «la notizia è incredibile per la personalità di Lusi, che ha goduto della massima stima e fiducia degli organi del partito, anche concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo. Ciò ci ha indotto a dare corso immediato a tutte le azioni giudiziarie come parte offesa e ad attivare gli accertamenti necessari per la verifica delle modalità dell’ammanco». Va sottolineato che l’unico ad avere potere di firma sulle transazioni economiche, oltre a Lusi, era Francesco Rutelli che, sentito come testimone, ha confermato la propria estraneità ai fatti. Non trattandosi di una piccola cifra, rimango aperti molti interrogativi sul funzionamento di verifica dei conti della Margherita.

Il segretario del PD, Pier Luigi Bersani, si è detto sconcertato, ma ha subito puntualizzato che non trattandosi del Partito Democratico, è completamente all’oscuro della vicenda. Le prime operazioni che il partito attuerà saranno la nomina di una commissione di garanzia, che avrà il compito di raccogliere elementi formali sulla vicenda, e verificati i fatti, saranno presi tutti i provvedimenti necessari, non ultimo la sospensione di Lusi dal PD.

Luca Bresciani

 

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