Bologna, 01 Febbraio – Dopo l’ avvistamento di 2012 BX34 la scorsa settimana, la comunità astronomica mondiale è di nuovo in fermento nell’attesa del nuovo asteroide che in questi giorni sta passando a breve distanza dal nostro pianeta. Il termine breve va inteso chiaramente in rapporto al metro degli scienziati: rimarrà ancora un minimo di 26,7 milioni di km di distanza tra 433 Eros e l’atmosfera terrestre, più o meno 50 volte la distanza media che separa la Terra dalla Luna, rimane comunque l’orbita più vicina che abbia mai seguito dal 1975.

Scoperto nel 1898 dagli astronomi Carl Gustav Witt e Auguste Charlois è uno degli asteroidi più prossimi alla terra, oltre che il primo ad essere stato raggiunto ed analizzato da una sonda proveniente dal nostro pianeta, si tratta della Shoemaker lanciata dalla Nasa nel 2000.

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Già dalla giornata ieri, in cui l’asteroide ha raggiunto il punto di maggior prossimità con la Terra, sarà tranquillamente osservabile anche dagli “astronomi della domenica”, premunendosi di un buon binocolo o di un telescopio e puntandolo in direzione della costellazione dell’Idra. Il momento migliore per osservarlo comunque rimane il 3 febbraio, in cui 433 Eros raggiungerà una posizione tra la Terra ed il Sole per cui l’illuminazione sarà ottimale. I pigri si potranno accontentare delle foto Nasa del 2000.

Come in ogni altra occasione in cui oggetti celesti si sono avvicinati a questo modo alla Terra, tornano attuali gli interrogativi sulle probabilità di un impatto con le scontate, devastanti conseguenze che potrebbe avere. Questa volta sono filtrate indiscrezioni sul fatto che il ricercatore Alan Harris sia stato posto alla guida di un equipe di scienziati europei incaricati di elaborare una serie di strategie preventive per una catastrofe del genere, la comunità Europea avrebbe investito 4 milioni di euro nel progetto, denominato NEO (Near Earth Object) Safe.

Matteo Borile