BOLOGNA, 28 GENNAIO – Questa volta è l’agenzia di rating franco-americana Fitch che punta il dito contro 5 stati dell’ Eurozona, Italia compresa, per abbattere il suo giudizio negativo, alla pari di Standard & Poor’s che già lo aveva espresso il giorno prima.

Ieri i mercati finanziari hanno vissuto una giornata il cui ritmo è stato dettato dai numerosi debiti sovrani, a cui è seguito il declassamento di due notch per l’Italia , portando la capacità del paese da “A+” ad “A-“ con outlook negativo. Oltre alla nostra Penisola, il downgrade si è abbattuto anche su Spagna, Belgio, Cipro e Slovenia. Motivo di questo declassamento per questi stati non è solo il loro debito pubblico ma anche l’aumento dello spread che influisce, caso per caso, sulle dinamiche dei costi del debito .

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L’agenzia Fitch spiega che «è solamente il forte impegno mostrato dal nuovo governo italiano sui conti pubblici e sulle riforme che ha evitato un ancor più severo taglio del rating». Il premier Monti ha spiegato che tali giudizi sono da accogliere con serenità poiché l’agenzia si è detta fiduciosa nel lavoro del governo volto a ridurre il deficit di bilancio con l’ampliamento di riforme strutturali e che sotto accusa dalle agenzie di rating ci sono le politiche fatte sino a novembre e non le recenti.

Gli economisti delle agenzie di rating sottolineano la validità e l’efficienza delle riforme si, ma simultaneamente mostrano come l’alto livello di spesa pubblica e del carico fiscale frenino la ripresa e la crescita. «Il livello elevato del debito pubblico e un basso tasso di crescita che hanno reso il Paese particolarmente vulnerabile» si legge. E ancora Fitch: «con l’ampliamento del divario tra tassi di interesse e crescita economica che comporta implicazioni negative sulla dinamica del debito pubblico» c’è un aumento dei costi di finanziamento e questo è preoccupante.

L’agenzia di rating preme poi su una riforma fiscale più rigida e incisiva così da implementare un avanzo primario finale più ampio. Fitch prevede frattanto una contrazione dell’1,7% nel 2012 per l’economia italiana e una crescita di appena lo 0,3% nel 2013.

Nonostante i giudizi delle agenzie di rating, le aste italiane di gennaio sono contraddistinte da un mood positivo. Le emissioni di BoT per 11 miliardi ha visto la domanda degli investitori tanto che il rendimento del titolo a 6 mesi è sceso dell’ 1,97%.

Lo spread Btp-Bund aveva incominciato a scendere: dal massimo di 423 punti ad un minimo di 396 punti base, fino a stabilizzarsi intorno ai 404 nella serata.

L’andamento è stato anche frutto degli acquisti sul decennale italiano, il quale, a fronte del rialzo delle sue quotazioni, ha visto calare il proprio rendimento: in chiusura lo yeld si è fermato al 5,91% «È importante – ha commentato da Davos Enrico Tommaso Cucchiani, consigliere delegato di Intesa San Paolo – che i tassi sui nostri titoli di Stato a 10 anni scendano sotto il 6%. Questo ha un impatto diretto sui prestiti per le imprese italiane e per l’economia». E significa anche «che la terapia di Monti sta funzionando».

Pier Paolo Iafrate