RIO DE JANEIRO, 26 GENNAIO – Un forte odore di gas, delle scosse simili ad un terremoto e alla fine il disastro: tonnellate di cemento accartocciate su se stesse come bottiglie di plastica destinate al riciclaggio. Sono queste le testimonianze di alcuni passanti che hanno assistito alla tragedia consumatasi la scorsa notte nel quartiere Treze de Maio, nel cuore della città carioca di Rio de Janeiro.

Due palazzi, uno di 16 e l’altro di 20 piani, sono franati al suolo trascinando con sè un terzo edificio, di soli 5 piani, che si trovava in mezzo ai due. L’impatto è stato brutale, il bollettino medico lo è altrettanto: 2 sono i morti, almeno 11 i feriti, mentre si cercano tra le macerie ancora 19 persone, seppellite tra pilastri e lamiere.

Danneggiato tra gli altri, lo storico teatro Municipale, che fortunatamente, era stato evacuato pochi minuti prima del crollo. Alcuni testimoni hanno raccontato di “palazzi che hanno cominciato a scricchiolare”, motivo che ha indotto la gente ad allontanarsi il più velocemente possibile dal luogo.

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Una zona di uffici, piccoli negozi e grandi imprese, è questa la descrizione della zona, dove già tre mesi fa un’esplosione dovuta a una fuga di gas si era portata via tre persone e un intero ristorante. Come nel caso precedente, anche questa volta il sospetto è che sia potuta essere proprio un’esplosione a causare il crollo dei palazzi, anche se attualmente l’ipotesi più accreditata è quella di un cedimento strutturale. Se quest’ultima opzione dovesse essere confermata, certamente qualcuno dovrà dare delle risposte perché non si può mettere a rischio l’incolumità della gente, a causa di negligenza e stupidità.

Leonardo Brunetti