GROSSETO, 26 GENNAIO – Il comandante della capitaneria di porto, Marco Brusco, ascoltato dalla commissione lavori pubblici del Senato ha chiarito la questione dell’ “inchino”.

“Occorre l’obbligo di precisare che con tale dizione non ci si riferisce ad una manovra particolare prevista o vietata a seconda dei casi ma ad una tradizione marinaresca che consiste nell’effettuare una rotta piuttosto ravvicinata, parallela alla linea di costa, per consentire il cosiddetto saluto alla nave ma sempre in sicurezza”. Si tratta di una pratica comune a molte compagnie di navigazione anche straniere in quanto non vi è alcuna preclusione né a livello internazionale né nazionale.

Brusco ha continuato dicendo che le valutazioni in merito alla rotta vengono fatte esclusivamente dal capitano della nave per cui Schettino sarebbe l’unico  responsabile di quanto accaduto. Inoltre si sarebbero potute salvare altre vite se l’imputato avesse dato l’allarme in tempo consentendo alle scialuppe di essere calate in mare  quando la nave era inclinata a 20 gradi e non a 90.

“La prima ora dopo l’urto – continua Brusco – la più importante,  è stata persa” per cui “se Schettino avesse utilizzato bene la prima ora, tutto sarebbe stato più sereno”.

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Nonostante siano trascorsi molti giorni e le speranze di trovare qualcuno ancora in vita siano nulle, continuano le ricerche dei naufraghi dispersi.

La USL di Grosseto da ieri, ha però impedito ai sommozzatori di immergersi in corrispondenza dei corridoi D e E della Concordia in attesa di avere disponibili i risultati delle analisi microbiologiche. Il tutto per tutelare i sommozzatori da eventuali danni fisici.

È probabile che, a breve, si decida di concludere definitivamente le ricerche.

Anna Filannino