PESCARA, 24 DICEMBRE – C’è voluto più di un mese di indagini prima che la parola ‘omicidio’ entrasse ufficialmente a far parte delle indagini relative alla morte di Roberto Straccia, scomparso il 14 dicembre a Pescara e ritrovato cadavere sul litorale di barese.

Le parole pronunciate dallo psichiatra criminologo Alessandro Meluzzi risuonano in tutta Italia come un macabro rintocco di campana.

«Una volta capito che non poteva essersi trattato di suicidio, abbiamo preso in considerazione le altre due ipotesi: l’incidente e l’omicidio. Visti i primi risultati dell’autopsia secondo cui la vittima è entrata in acqua già in stato d’incoscienza, ne è rimasta in piedi soltanto una, quella della morte provocata da qualcuno». Con queste parole le indagini prendono una piega decisa ed ufficiale: si cerca chi abbia potuto avere interesse a che Roberto morisse e soprattutto il perché!

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Come ben si capisce la situazione rimane molto complessa, ma il lavoro coordinato tra il pool di super-periti, Polizia e Procura sembra iniziare a dare i suoi frutti.

Decisive le risultanze avute con l’esame autoptico: nei polmoni del ragazzo è stato trovato un quantitativo d’acqua molto basso e questo contrasterebbe con la teoria dell’affogamento. A spiegarlo è lo stesso Meluzzi quando dice che se una persona cade in mare in stato di lucidità, l’adrenalina causa un aumento della frequenza cardiaco-respiratoria determinando così l’ingresso di molta acqua nei polmoni. Insomma, Roberto al momento dell’ingresso in acqua era in uno stato di forte incoscienza.

E se si fosse sentito male e fosse caduto in mare a causa del malore?

Al momento non si può escludere con certezza assoluta questa possibilità, ma rimane comunque improbabile: «Il fondale a Pescara è molto basso ed è quasi impossibile che Roberto possa essere svenuto sul bagnasciuga e poi risucchiato dal mare senza che nessuno abbia visto nulla», chiarisce ancora il Dott. Meluzzi.

Di sicuro da escludersi l’ipotesi suicidio, fin da subito rigettatoa dai parenti; se poi dovesse trattarsi di omicidio doloso o colposo, piuttosto che preterintenzionale non è dato al momento sapere.

La valutazione logicamente più valida da fare, anche tenuto conto che l’autopsia non ha riscontrato segni di una presunta violenza o di colluttazione sul corpo, sembra essere la seguente: Roberto è stato narcotizzato e poi gettato in mare lontano dalla riva.

Le indagini intanto si intensificano in quei duecento metri di lungomare a nord del ponte, dove non ci sono telecamere di videosorveglianza e dove potrebbero trovarsi tracce fondamentale per la risoluzione del caso.

La Polizia indaga fittamente tra le conoscenze del ragazzo alla ricerca di qualcuno che potesse avere motivo di risentimento nei confronti del giovane. Nelle ultime ore sembrerebbe essere spuntata una testimonianza molto significativa che parla di un “qualcosa di scottante” che Roberto sarebbe venuto a sapere nel periodo subito precedente alla sua morte.

Per onor di correttezza va anche precisato che quest’ultima indiscrezione appartiene più ad una sfera ufficiosa che ad un vero e proprio fatto di cronaca.

Raffaele Sebastiano Rosa