PORTO SANTO STEFANO, 24 GENNAIO – Diventa sempre più difficile la posizione di Costa Crociere nell’inchiesta sul naufragio. Il procuratore generale di Firenze lo ha detto esplicitamente “bisogna accertare se vi siano state incertezze o leggerezze a livello di sicurezza e organizzazione a bordo”.

Nei prossimi giorni dovrebbe essere sentito in Procura il responsabile del centro emergenza della soietà, Roberto Ferrarini, che la notte del disastro parlò per ben tre volte con il comandante Schettino.

Esistono precise norme della navigazione che allargano la responsabilità da chi è a bordo dello scafo a chi gestisce la situazione da terra.
Il recupero della carta nautica di Costa Concordia, compiuto ieri dai subacquei carabinieri, sarà cruciale per capire cosa veramente è accaduto a bordo della nave e se il passaggio vicino al Giglio della nave è stato frutto di un errore o se era stato pianificato. Anche nell’era della tecnologia, infatti, la carta nautica è il documento sul quale si base la rotta di ogni nave, tracciata su indicazione del comandante che è responsabile di ogni decisione a bordo.

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Il recupero della carta nautica consentirà pertanto di accertare fino a quando la rotta è stata controllata da Schettino, prima dell’avvicinamento all’isola,  durante l’incidente, oppure fino a quando la nave si è definitivamente incagliata quasi un’ora più tardi.

FANGO SU SCHETTINO – Altri ufficiali comandanti di navi da crociera hanno illustrato nel dettaglio le varie modalità attraverso cui si possono imbarcare passeggeri sulla nave senza passare attraverso le agenzie, arrivando a svelare i retroscena dietro ad un’eventuale imbarco di clandestini. Gli stessi ufficiali, a cui fanno eco le voci di altri comandanti stranieri ed ex ufficiali di marina, smentiscono sia merito di Schettino se la nave si è incagliata invece di inabissarsi, sarebbe stato solo un colpo di fortuna.

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Redazione