GROSSETO, 24 GENNAIO – Continuano le indagini sulla figura di Domnica Cemortan, la moldava che sarebbe stata ospite dell’ormai tristemente noto comandante Schettino sulla plancia della Costa Concordia al momento dell’incidente. Nei prossimi giorni le autorità moldave la interrogheranno per rogatoria internazionale.

Intanto sono gli stessi colleghi di Schettino che svelano le maniere in cui un capitano o un membro dell’equipaggio può introdurre ospiti a bordo: quello perfettamente legale dei “passaggi di famiglia”, in cui tutto è registrato, etichettando gli interessati con la sigla gd0000 e si arriva a disporre  di cabine a prezzo agevolato per i familiari ed amici. Si arriva poi ai piccoli trucchi usati per agevolare le love story clandestine di comandanti intraprendenti: l’ufficiale impone ad un subalterno di richiedere un “passaggio di famiglia”, garantendosi così l’imbarco dell’amichetta ed il segreto con la consorte ignara; in caso la gestione della crociera sia particolarmente allegra si può imbarcare il passeggero come visitatore regolarmente registrato e “scordarsi” di farlo scendere, con la connivenza del responsabile della sicurezza.  Insomma l’evoluzione del vecchio adagio secondo cui i marinai avrebbero una donna in ogni porto.

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La Costa Crociere, intanto, difende a spada tratta le procedure di sicurezza in uso nella compagnia.

A fornire una versione “insolita” della dinamica del naufragio è un ufficiale con grande esperienza di crociere: non ci sarebbe stata una manovra voluta, nessun “colpo di timone” di Schettino a portare la nave ad incagliarsi sullo scoglio del Giglio invece che inabissarsi al largo, solo una sequenza di casualità fra cui il forte vento da nord est. Sarebbe stato questo a spingere la nave sfruttando l’effetto vela dato dalle sovrastrutture della stessa, “un colpo di fortuna sfacciata” parole precise di un ex ufficiale della marina militare.

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Matteo Borile