ROMA, 24 GENNAIO – Sono ufficialmente partite le consultazioni che porteranno il governo a varare la riforma strutturale del mercato del lavoro. Il premier aveva già in precedenza affermato di voler favorire l’inserimento dei giovani nel mondo dell’occupazione, così da riuscire a mettere fine all’annoso problema della disoccupazione giovanile.

Le linee guida sono state presentate ai sindacati durante la riunione tenuta nella giornata di ieri, alla quale avevano presenziato inoltre tutti i rappresentanti delle parti sociali interessate.

La riforma dovrebbe snodarsi attraverso cinque punti cardine ovvero: formazione e apprendistato, tipologie contrattuali, flessibilità, servizi per il lavoro e ammortizzatori sociali. Per ognuno dei temi trattati verranno istituiti dei gruppi di discussioni informatici in un sistema che funzionerà secondo il principio botta e risposta. Inizialmente verrà stilata la manovra secondo il “Monti-pensiero”, dopodiché si lascerà ampio spazio alle proposte, le critiche e ai suggerimenti delle parti coinvolte nella discussione.

L’intenzione è quella di ottenere un consenso trasversale, così come sottolineato dal ministro Fornero. E’ anche per questo motivo che il tabù articolo 18 è stato ignorato, come da input del premier, per evitare un abbandono dei lavori anticipato da parte dei sindacati.

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Le innovazioni riguardano soprattutto la Cassintegrazione e la modifica degli attuali contratti di lavoro. Nella fattispecie, il governo vorrebbe ridurre al minimo l’utilizzo della Cig, limitandola alla sola cassa ordinaria (della durata di 52 settimane), che sarà usufruibile solo da quei lavoratori che abbiano la possibilità di riprendere velocemente il proprio lavoro, mentre verrebbero utilizzate delle indennità risarcitorie come ammortizzatori sociali, per sostenere i lavoratori in seguito ai licenziamenti. Da questo modello si ricaverebbe il famoso “sistema integrato su due pilastri” come auspicato dal ministro Passera: da una parte la cassintegrazione garantita solo a chi ha la certezza di riprendere a lavorare, dall’altra un sistema di sostegno del reddito ai lavoratori incorsi in un licenziamento; tuttavia lo stesso ministro Passera ha chiarito che attualmente non vi sono fondi disponibili per attuare il “pilastro ammortizzatori sociali”, motivo per cui si provvederà ad un’applicazione dilazionata.

Per quanto riguarda i contratti di lavoro, l’obiettivo è quello di introdurre un accordo che evolva di pari passo con l’età del lavoratore. Inoltre si cercherà di ridurre quanto più possibile il numero effettivo dei contratti, valutando la possibilità di introdurre un contratto unico, valido per tutti i lavoratori.

In ultima fase si è ragionato sulla possibilità di applicare dei rincari sul lavoro flessibile, mentre verrebbero attuati degli sgravi contributivi per tutti quei contratti che da tempo indeterminato, svolteranno in tempo indeterminato.

Al termine del tavolo dei lavori, le opinioni sono state contrastanti, con commenti positivi da parte dei ministri e di Confindustria, mentre i sindacati hanno preferito temporeggiare, in attesa del documento ufficiale.

Il ministro Fornero ha commentato positivamente, affermando che: “Si è partiti col piede giusto”, mentre Anna Marcegaglia ha parlato di una buona riunione, ponendo l’accento sul dovere da parte del governo, di “ridurre la flessibilità in uscita, in linea con l’Europa”.

Susanna Camusso, segretario di Cigl ha commentato laconica: “Non c’e stata nessuna condivisione delle proposte“, sottolineando la necessità di partire da un’agenda, e non da contenuti predeterminati. Si accodano i segretari di Cisl e Uil, che parlano comunque di incontro positivo, anche se  preferiscono attendere il documento ufficiale.

Il governo ha fissato il termine dei lavori entro un mese, la sensazione è che la discussione sarà molto accesa.

Leonardo Brunetti